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sabato 29 dicembre 2012

Essere strumenti per il Regno nell'anno che viene

Siamo al termine di un anno difficile per tutti: la recessione ha colpito anche la nostra come altre 
chiese in Italia e nel mondo.

 All'inizio dell'anno abbiamo fatto molti piani per questo 2012 che ora termina: alcuni li abbiamo raggiunti, altri sono in corso d'opera, altri ancora li abbiamo falliti, almeno per il momento. Ma e' stato un anno dove la nostra chiesa "almeno c'ha  provato". 

Ha provato ad invertire la rotta che spinge le persone verso la depressione per una situazione recessiva sempre più rampante, ha provato ad essere testimone di Cristo tra chi non lo conosce, e si chiede perché tutto questo accada, ha provato a supportare chi ha poco o nulla per vivere.

Molto abbiamo fatto, non per nostro merito ma per la grazia di Dio; molto c'e' da fare in questo 2013 che viene.

Da dove cominciare, allora? Vi suggerisco di leggere questo meraviglioso articolo di Paolo Jugovac: io ne ho tratto profonda ispirazione per il mio 2013.

Soprattutto, nella prospettiva di essere "meno evangelico e più cristiano, di sapere che non sono l'unico che si adopera per Cristo ed e' stato da lui chiamato, accettando che la grazia di Dio opera non solo tramite il mio mondo, quello evangelico, ma attraverso le persone che Dio stesso sceglie. 

Questo metterà in prospettiva il mio impegno, adoperandomi per un regno dove altri oltre me, la mia chiesa, la mia denominazione sono all'opera, guidati dallo Spirito Santo che unisce e sceglie; rendendomi utile e umile, strumento di Dio, non detentore unico della Sua opera.

Buon anno a tutti.
Marco
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Cambia il mondo di Paolo Jugovac

No, il mondo non è finito il 21 dicembre. E nemmeno il 22. Non avrebbe senso ribadirlo, se non fosse per il sorprendente spazio che l'onda informativa e l'umore popolare hanno accreditato, forse per consolarsi della fine di un'epoca, a una bufala che aveva ben pochi motivi per venir presa in considerazione. Naturalmente molti cristiani hanno colto l'occasione per far riflettere sulla fine del mondo, quella vera, prossima ventura (di cui, è utile ricordarlo, nessuno sa la data: si rassegnino i profeti di sventura e gli archeologi della domenica); molto meno si è ragionato su quanto davvero i cristiani, oggi, attendano con interesse, con ansia, con trepidazione quella seconda venuta di Cristo che dovremmo invocare e che invece, avvolti nelcomfort di una crisi che non basta a farci dire "basta", continuiamo a chiedere solo a mezza bocca.

E dunque, salvo imprevisti, prima della fine del mondo arriverà ancora una volta la fine dell'anno. E, sempre salvo imprevisti, prima di vedere un nuovo mondo vedremo sorgere un nuovo anno.

Ai bilanci ci eserciteremo tutti, sperabilmente con serietà e una sana dose di autocritica, nei prossimi giorni, salvo poi dimenticare tutto entro l'Epifania e continuare nella speranza che cambi qualcosa attorno a noi mentre noi rimaniamo inchiavardati alle nostre abitudini. Non è un discorso politico: non solo, quantomeno. Perché possiamo considerare la politica come un elemento lontano da noi, ma non potrà mai esserci del tutto estranea: viviamo in una società che, volenti o nolenti, va governata, ed è nostro interesse che questo avvenga in maniera meno ostile possibile alla libertà di espressione e di culto, alla tutela dei valori della vita e, perché no, con una linearità etica degna di questo nome.

Ma un cambiamento politico, appunto, dipende da noi solo in parte; risulta invece molto più immediata e urgente, per il nostro futuro, una seria riflessione, abbinata a una sana autocritica, capace di portarci a una radicale valorizzazione di quella "testimonianza cristiana" che ogni credente dovrebbe sentire il peso di sostenere, nel suo privato e nello spazio pubblico. Su questo versante dovremmo impegnarci sempre di più, mettendoci - come si usa dire oggi - la faccia e studiando le formule più efficaci per dire, attraverso la nostra stessa vita oltre che con le parole, che c'è una speranza, che un cambiamento è possibile, che la vita può trovare un senso. E che tutto questo non passa attraverso le urne, ma per un cambiamento interiore, profondo, sincero: la società cambia se, prima, cambia chi la anima.

E allora, per essere efficaci nel comunicare questa Buona Notizia, nel 2013 potremmo provare a concentrarci su due versanti.

Dovremmo provare a essere più cristiani e meno evangelici. Qualcuno potrebbe sentirsi offeso, eppure non dobbiamo dimenticare che siamo chiamati in primo luogo a essere cristiani, seguaci di Cristo, imitatori di quel Gesù di cui, come evangelici ci pregiamo di diffondere il messaggio. Sì, dovremmo provare a essere più cristiani: ritrovando l'umiltà di riconoscere che Dio opera in modi che non sempre a noi risultano lineari, e che non si muove solo attraverso di noi; che la promessa «chi invocherà il nome del Signore sarà salvato» non riguarda solo una determinata denominazione, ma è estesa a tutti coloro - dal ladrone in croce ai nostri fratelli nordcoreani, a prescindere dai distinguo dottrinali - che sono stati toccati, compunti nel cuore da quel messaggio travolgente che è la Promessa contenuta nel vangelo.

Lo predichiamo, lo cantiamo, ma talvolta tendiamo a dimenticarlo. Essere cristiani, oggi, significa aprirsi a un mondo in crisi con l'amore del Samaritano che raccoglie e cura colui che trova in fin di vita sulla sua strada. Significa dire la verità con quell'amore che Gesù ha riservato a tutti coloro che Dio attirava a lui. Significa riconoscere con cuore grato di essere stati amati e perdonati da Dio come i debitori della nota parabola, e sapere che Dio si aspetta da noi lo stesso atteggiamento verso chi oggi si trova nella stessa situazione in cui versavamo noi.

Allo stesso tempo, però, nel 2013 dovremmo essere più evangelici e meno cristiani, se per cristiano intendiamo un modo furbo, opaco, opportunista di vivere la nostra vita cristiana cui una malintesa separazione tra pubblico e privato, spirituale e materiale, trascendente e quotidiano ci ha man mano condotto.


Non sono lontanissimi i tempi in cui si faceva riferimento all'etica calvinista per definire in maniera proverbiale un comportamento ben riconoscibile, fatto di rigore, serietà, coerenza, specchiata onestà. Dovremmo tornare - tutti, non solo noi evangelici - a quell'etica forse un po' noiosa, a volte scomoda, spesso poco conveniente sul piano personale, dove la linearità faceva premio sull'utilità.
Dove la regola non era necessariamente rigida, ma valeva per tutti, e non esistevano quelle interpretazioni bibliche ad personam (o ad ecclesiam) che talvolta ci rendono così simili alle realtà - religiose e non - che ci permettiamo di disprezzare.

Dovremmo tornare a essere più evangelici anche nell'approccio: evangelici senza troppe etichette, eccessivi distinguo, imbarazzanti settarismi che portano a dividersi rallentando la Missione e a moltiplicare le dispute perdendo di vista lo Scopo. Le anime hanno bisogno di Cristo, e noi siamo chiamati a presentarlo. Punto. La cosa più semplice del mondo, se esercitiamo questa chiamata attraverso lo Spirito, i talenti, l'esperienza, l'ascolto, l'umanità che ci sono stati concessi. E sarà tanto più semplice se ci decideremo a mettere da parte un passato di ragioni, torti, ripicche - e talvolta un presente di personalismo, orgoglio e diffidenza - per accostare le nostre singole, limitate capacità come tessere di un unico mosaico, guardando poi con stupore, giorno dopo giorno, il capolavoro di colori e opportunità che si verrà formando davanti ai nostri occhi.

Di questi cristiani ha bisogno la chiesa. Di questi evangelici ha bisogno il mondo.
Un mondo che non è finito l'altroieri, ma che - ci dice la Bibbia - non durerà per sempre. Se fino a quel Giorno - o, più modestamente, almeno per il 2013 - sarà un mondo migliore di come è stato fino a oggi, dipenderà solo da noi.

(Articolo apparso su Riflessi etici del 24/12/2012.

sabato 22 dicembre 2012

La "fatica del Natale"


I "segni" del Natale

Arriva un altro Natale, condito con le luci, i suoni, l'iconografia occidentale fatta di comete, uomini in rosso, renne, alberi e capanne. Magari questo Natale è più dimesso di quelli che ci ricordiamo, mercé la crisi economica, ma i “segni” tipici di questo periodo dell'anno, ci sono tutti.

Ma per coloro che sono evangelici e navigano in internet, da qualche anno si è aggiunto un “segno” ulteriore per sapere che “sta arrivando Natale”: sto parlando della serie lunghissima di post, mail, tweet, nei quali credenti si affannano a spiegare (principalmente ad altri credenti, ma non solo) i motivi per cui non si debba festeggiare il Natale, e che, se lo si fa, colui che lo fa dovrebbe seriamente porsi la domanda se sia veramente “nato di nuovo”.

“E' giusto festeggiare il Natale?”

Il post comincia, quasi immancabilmente, con una  domanda (ovviamente, retorica, agli occhi di chi scrive) che suona pressappoco così: “E' giusto per un credente festeggiare il Natale?”, alla quale segue di norma, un “copia e incolla” preso da qualche post di qualche altro sito o pagina Facebook degli anni precedenti, dove si enumerano (spesso con una scarsissima conoscenza storica) tutti i riferimenti pagani della festività: dal Sol Invictus latino, allo Juul scandinavo, dai riti della luce lapponi al Babbo Natale Coca Cola.

Debbo confessare il mio “peccato”: anche io, negli anni passati, ho fatto ampio uso del “copia e incolla”, magari con funzione non di demonizzare la festività in se, ma di spiegarne i potenziali “appigli” per poter testimoniare di Cristo a chi crede “solo per una stagione dell'anno”.

Ma i post di cui parlo, invece, terminano quasi sempre con una coda “sulfurea”: in pratica, se festeggi, accenni, o accetti il Natale anche solo come rimembranza di un fatto “storico”, ti poni “fuori” dalla grazia di Dio, e finisci dritto dritto nelle fauci del Maligno, festeggiando ciò che la Bibbia non indica si debba celebrare. Chi invece aborrisce tale festa, rende gloria e culto a Dio, e ne riceverà grande benedizione.

Il “doppiopesismo biblico”

La storia della nostra nazione, come quella di molte altre nel mondo, è stata da sempre costellata da sovrapposizioni di paganesimo e cristianesimo, sino a dimenticarsi quali siano i collegamenti reali di ciò che durante l'anno si “festeggia”.

Ed è quasi incredibile come molti di coloro che si scagliano contro il Natale, poi siano fra quelli che ti augurano “buon ferragosto!”, ignorando che stanno celebrando l'imperatore Cesare Augusto che si proclamò “dio in terra” (poi sovrapposto dalla “assunzione” in cielo di Maria Vergine). O siano quelli che ti augurano “buon compleanno!” sulla tua pagina Facebook, senza sapere che il festeggiare la data di nascita è retaggio del rito di dedicazione dei figli alle divinità pagane.

Nella zona del viterbese c'è chi ti offre pesci di cioccolata il giorno di Sant'Andrea per rievocare la moltiplicazione dei pani e dei pesci nel Vangelo, senza sapere che in quell'usanza si cela un antico rito della fertilità, o magari va a pranzo con gli amici meccanici il giorno di Santa Lucia, che altro non è che la sovrapposizione cattolica ad una festa romana dedicata al dio sole.

Senza dimenticare, poi, come quasi tutti i detrattori del Natale stappino bottiglie di spumante al termine del "tre! due! uno!!!" tipico della conta alla rovescia del 31 dicembre, inneggiando alla festa forse più “pagana” in assoluto dell'anno, con i suoi cibi e i suoi indumenti portafortuna.

Mi fermo qua, ma l'elenco potrebbe essere lunghissimo, costellato si sagre cittadine, pali della cuccagna e quant'altro. Ma, stranamente, per queste celebrazioni, non c'è traccia di post che mettano in guardia dalle nefaste influenze di quei festeggiamenti, e non c'è traccia di “copia e incolla” per mettere in guardia il credente sui ferali effetti che ha per l'anima del credente andare al ristorante a festeggiare il quindici agosto o l'otto dicembre.

E' palese che non sia né scandalizzato né critichi i modi sopra descritti di festeggiare eventi e ricorrenze liete, ma quello che “stride” è il “doppiopesismo” biblico: capodanno,  ferragosto e compleanno si, il Natale no.

La “fatica” del Natale

Perché, allora, scegliere il Natale come obiettivo da "abbattere"? Nel tempo mi sono persuaso che  Natale costringa i credenti ad uno sforzo: quello di festeggiare “assieme ad altri”.

Come evangelici, minoranza in Italia, siamo abituati ad “essere differenti”, a  festeggiare in modi e date differenti (eccezion fatta per la Pasqua). Nel Natale non saremmo “depositari” della festa, non avremmo la prerogativa di essere “originali”, ma lo festeggeremmo assieme a gran parte del mondo occidentale; e questo ci porterebbe a “sforzarci” di riempire gli spazi lasciati vuoti all'interno dell'impalcatura che sorregge l'iconografia storica della festività con il “vero” motivo della festa; a dover “unire i punti” perché appaia l'immagine completa a favore di altri. A testimoniare Cristo a parenti, amici, e quant'altri incontriamo su una base quotidiana per almeno un mese.

E fare questo con una festa così ampiamente “secolarizzata”, comporta uno sforzo immane di attenzione, fantasia ed impegno personale. Molto più facile “essere contro”: basta poco, un “copia e incolla” e via, ecco che abbiamo fatto il nostro dovere di credenti!

Un esercito che spara su se stesso

Al di là del fatto che, sovente quei “copia e incolla” contengono dei dati a dir poco inesatti (per coloro proprio curiosi, qui possono trovare un mio NOIOSISSIMO! studio –  fatto non con il “copia e incolla”, ma sui testi di storici credenti e non - sui motivi del perché si festeggia il 25 dicembre), la cosa che mi rende profondamente triste è che, come nella migliore tradizione, abbiamo l'esempio della "chiesa" come di un esercito che spara su se stesso.

Credenti impegnati a sparare NON contro la secolarizzazione della festa, non contro l'involucro vuoto di contenuti, ma contro altri credenti che, in qualche modo (il 25 dicembre, la domenica prima o quella dopo, o in altra data) ricordano al corpo di Cristo, alla chiesa che “ la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità” (Giovanni 1:14), e che lo proclamano al mondo.

Il “ponte” della cortesia

Ma la chiave di lettura migliore, penso forse me l'abbia consegnata mia moglie, raccontandomi come due studenti azeri, di fede musulmana, l'abbiano salutata al termine della sua lezione all'Università con un “Buon Natale, professoressa!”... non perché loro lo festeggino o valga qualcosa per loro... ma semplicemente per “cortesia”.

Quella cortesia che stabilisce un “ponte” con l'altro, senza escluderlo ma senza essere sincretico, senza voler affermare che le mie idee si sposano con le tue, e che tutte e due vanno bene.

Quella cortesia che mi apre la possibilità di parlare di Cristo a più persone possibili, di farmi “giudeo coi giudei, debole coi deboli,” pur di guadagnarne uno in più per Cristo.

Quella cortesia che dovrebbe accomunare, in virtù dell'amore per gli altri, ma soprattutto per i fratelli e le sorelle, chi ha creduto in Cristo. In quel medesimo Cristo che è morto e risorto per ciascuno che crede in lui... ma che è anche nato, in un giorno dell'anno che non possiamo sapere, cambiando la storia del mondo, la mia e la tua.

Premesso tutto ciò... Buon Natale!
Marco

lunedì 16 aprile 2012

I vicoli ciechi fanno parte del piano di Dio

Hai mai sperimentato dei "vicoli cechi" nella tua vita di credente? Personalmente, si! A più riprese, e anche in occasioni in cui avevo chiaramente obbedito a quanto Dio mi stava comandando di fare!

Alcuni li sto sperimentado tutt'ora... Allora, cosa fare? Ho forse "sentito male" le istruzioni del Padre? Ho sbagliato strada? Era tutta una mia "illusione"?

Mi piace questa riflessione di Rick Warren che mi rammenta che, se sono in una strada che appare seza uscita, sono in "buona compagnia"... e depositario di una promessa stupenda!


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Abbiamo dovuto sopportare sofferenze grandissime, addirittura al di là delle nostre forze, tanto da disperare persino di sopravvivere. Anzi, ci consideravamo già condannati a morte, per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.. " (2 Corinzi 1:8 b-9 PV)

Quando la ricerca del tuo sogno passa da difficile a impossibile, quando la situazione sembra senza speranza - congratulazioni! Sei in buona compagnia! 
Anche Paolo ha sperimentato vicoli ciechi nella sua vita di credente: "Abbiamo dovuto sopportare sofferenze grandissime, addirittura al di là delle nostre forze, tanto da disperare persino di sopravvivere. Anzi, ci consideravamo già condannati a morte, per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.. " (2 Corinzi 1:8 b-9 PV)

Se Dio può far risuscutare fisicamente i morti, egli può anche risuscitare persone che sono morte emotivamente. Può risuscitare un matrimonio morto, come pure una carriera lavorativa morta. Egli può risuscitare  persino da un problema di salute. Se Dio può risuscitare i morti, egli può fare qualsiasi cosa. 
Ad Abraamo, Dio disse: "Voglio che tu diventi il ​​padre di una nazione", ma poi Abramo dovette attendere fino all'età di 99 anni prima di avere il suo primo figlio. La Bibbia mostra che per Abraamo la situazione andò da difficile a impossibile. Immaginate Abraamo, ultranovantenne, guardare il suo fisico allo specchio e dire: "Impossibile!" Poi guardare la moglie sterile Sarah e dire: "Assolutamente impossibile!"

Ma Sarah rimase incinta, ed entrambi risero di gioia per questo.
Quando il bambino nacque, lo chiamarono appunto Isacco, che significa "ridere".

Dio lascia spesso che i problemi diventino impossibili. I discepoli decisero di seguire Gesù, pensando che fosse il Messia, ma poi videro Gesù appeso sulla croce...

Era questo un vicolo cieco per i discepoli? Per tre giorni sembrò così, ma poi Gesù uscì dalla tomba...

Quando affronti un vicolo cieco, ti puoi chiedere: "Cosa sta succedendo, Dio? Mi sono perso qualcosa della tua volontà? Non è questo il tuo piano? Ho perso la tua visione? " Ricordati che i vicoli ciechi fanno parte del piano di Dio per te.
 

Qual è la migliore risposta ad un vicolo cieco? "È lui che ci ha liberati da quel pericolo mortale, e ci libererà ancora. Sì, sono sicuro che continuerà a farlo. "(2 Corinzi 1:10 PV).

Rifletti:

  • ti è mai capitato di perdere di vista il piano di Dio, perché hai pensato che ti aveva abbandonato (quando i problemi sembravano impossibili)?
  • Chiedi a Dio di aiutarti a costruire la tua fiducia su di lui e sulla sua promessa di liberazione.

martedì 10 aprile 2012

Il migliore insegnante della Bibbia: lo Spirito di Dio

"Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto." (Giovanni 14:26)
Di recente, ho dovuto andare al negozio di ferramenta per comprare una nuova lampada per il mio studio. Passo un sacco di ore a leggere e studiare, e per questo avevo una lampada alogena molto forte che è estremamente luminosa che rende tutto molto chiaro. La amavo! Ma recentemente la lampada è morta. La lampada che ho trovato è un nuovo medello  che utilizza solo le nuove lampadine molto più deboli, che hanno soltanto circa un terzo della luminosità.

Il mio acquisto mi ha ricordato un importante verità: più è brillante è la lampadina, più chiaro si vede. La luminosità aumenta la chiarezza. Se desideri ottenere un ritratto fotografico di te stesso, non vorrai una luce piena su di te,  per mostrare ogni difetto, ogni ruga e ogni brufolo; vorrai un po' meno luce. perché ognuno sembra meglio al buio!

Lo stesso principio generale è vero della Parola di Dio: quanto più la tua mente è illuminata, tanto più vedrai in essa.

Questo è il compito dello Spirito Santo: mostrarci il significato della Parola di Dio e come essa si applichi alla nostra vita. Gesù disse in Giovanni 14:26: "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto." (Giovanni 14:26).

Uno dei compiti dello Spirito Santo è quello di aiutarti a vedere nella Bibbia ciò che altrimenti non vedresti. Se non hai lo Spirito Santo, ti stai perdendo un bel po' dei essa. Lo Spirito Santo è il miglior insegnante della Parola che potrai mai avere.

Dio non ha solo dato la rivelazione - la Bibbia - ma ha anche dato l'illuminazione, la capacità di comprendere ciò che egli ti ha dato.

La Bibbia è l'unico libro che esiste al mondo dove è possibile parlare con l'autore mentre lo stai leggendo! Mentre leggi puoi  chiedere allo Spirito Santo: "Che cosa significa questo? Come può fare la differenza nella mia vita? " Se lo farai,  Dio ti parlerà,  sussurrerà nelle tue orecchie, metterà dei pensieri nella tua mente, dandoti capacità di comprensione.

Rifletti su questo:

  • quando non capisci la Bibbia, chiedi allo Spirito Santo per ottenere aiuto a comprenderla?
  • è 'difficile per te accettare che lo Spirito Santo sia all'opera nella tua vita? Perché pensi che sia così?
  • quando è stata l'ultima volta che ti sei sentito guidato o guidata dallo Spirito Santo? Come ti sei comportato o comportata e come hai risposto?

mercoledì 4 aprile 2012

Tieni la Bibbia nel tuo cuore, non nella tua casa

"La Parola di Cristo abiti in voi abbondantemente". (Colossesi 3:16)

Così come hai bisogno di cibo fisico per avere forza fisica, hai bisogno di cibo spirituale per avere forza spirituale. La Bibbia descrive se stessa come cibo spirituale: acqua, latte,  pane e carne della nostra vita di credenti. E' tutto ciò di cui abbiamo bisogno per il nostro sostentamento.

Se tu fossi un imprenditore edile, non penseresti mai di mandare al lavoro un operaio che non abbia mangiato nulla per due  settimane.
Se tu fossi un comandante di un battaglione, non manderesti una persona in battaglia che non  mangia da un mese. Abbiamo bisogno di nutrirci per avere la forza di svolgere i nostri impegni.


Non hai grandi possibilità di vincere le battaglie spirituali che dovrai affrontare sestai morendo di fame. Ecco perché hai bisogno di nutrirti della Parola di Dio.

A differenza dal cibo fisico, ogni volta che ci nutriamo della Parola, abbiamo ancora fame. Più assaporo quanto è buono Dio, più ne voglio per me.

La Bibbia dice in Colossesi 3:16, "La Parola di Cristo abiti in voi abbondantemente". Paolo ci sta dicendo che la Bibbia deve risidedere stabilmente nella nostra vita in modo ricco, profondo e vivificante.

Come possiamo dunque nutrirci della Parola di Dio e permettere che ciò accada?
  • Ricevi la Parola con le orecchie. Impegnati a andare in chiesa ad ascoltare la Parola di Dio nelle predicazioni. 
  • Leggi la Parola con i tuoi occhi.  Avere una Bibbia in casa non benedice la tua vita. Bisogna che la Bibbia sia nel tuo cuore per ricevere le sue benedizioni. 
  • Ricerca la Parola con le mani e la bocca. Quando studi la Parola di Dio, tieni sempre una matita o una penna in mano per scrivere ciò che Dio ti insegna. Parla di ciò che stai scoprendo con gli altri credenti nel tuo piccolo gruppo di chiesa.
  • Rifletti sulla Parola con la mente. Pensa e medita sulla Parola di Dio.
  • Ricordati della Parola con il cuore. Raramente avrai una Bibbia con te quando ne avete bisogno. Impara a memorizzare la Parola di Dio..
Rifletti su questo:
  • Ti stai nutrendo seguendo i passi che hai letto sopra, oppure ti vermi al primo? Quali cambiamenti hai bisogno di fare nella tua vita in modo da ricevere nutrimento spirituale?
  • Stai scrivendo ciò che Dio ti insegna? Cosa stai  memorizzando della Scrittura?
  • Che battaglia spirituale stai combattendo oggi? Ti sei rivolto alla Parola di Dio per ricevere sostegno?

mercoledì 28 marzo 2012

Fa che la Parola di Dio ti illumini

"La rivelazione delle tue parole illumina; rende intelligenti i semplici."  (Salmo 119:130)
Tutti hanno bisogno di luce. Hai bisogno di luce fisica per assicurarti la possibilità di vedere il mondo intorno a te, per evitare di incorrere in ostacoli.

Attraverso la sua Parola, Dio vuole fornire luce
anche per la tua mente. La Bibbia dice: "La rivelazione delle tue parole illumina; rende intelligenti i semplici." (Salmo 119:130).

Dio vuole dare luce - la sua luce - ad ogni singola persona. Vuole illuminare le nostre menti con la verità di chi Egli sia e di quale vuole sia il prossimo passo per la nostra vita.

La meditazione biblica è spesso la chiave per accendere quella luce. È necessario immergere la mente nella sua luce. La meditazione biblica non è perdersi nelle riflessioni sul tutto e sul nulla nell'universo, ma è concentrarsi sulla Parola di Dio. Quando fai questo, tu porti luce nella tua vita.

Attraverso la sua Parola, Dio ti aiuta a vedere la vita attraverso una prospettiva diversa.
Il Salmo 119:105 dice: "La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.". La Parola di Dio ci dà una direzione nella vita, ci indica la via che Dio vuole.

Quando fu scritto questo salmo, la "lampada" era una candela dentro una lanterna che le pesone portavano con se per illuminare il loro cammino. Al giorno d'oggi è una torcia elettrica. Se hai una torcia elettrica e desideri vedere cosa c'è oltre sul tuo cammino, ciò che devi fare è di andare più avanti per poter meglio illuminare; devi fare, in sostanza,  il passo successivo.

Molte volte mi sono trovato bloccato e alla ricerca della luce di Dio che potesse illuminare l'intero cammino della mia vita. Ma Dio ci dà luce sufficiente per fare solo il passo successivo. Con Dio funziona sempre in questo modo: tu fai il prossimo passo, e lui ti da la luce necessaria per fare quello successivo.

E' un principio che Dio ha da sempre utilizzato: nel deserto, quando diede al suo popolo cibo dal cielo sotto forma di manna, disse questo: "Ecco quello che il SIGNORE ha comandato: "Ognuno ne raccolga quanto gli basta per il suo nutrimento: un omer a testa, secondo il numero delle persone che vivono con voi; ognuno ne prenda per quelli che sono nella sua tenda". (Esodo 16:16)
. E Gesù stesso così ci ha insegnato a pregare: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6:11). Perché? Perche Dio vuole che tu non ti fidi delle tue forze o del tuo intelletto, ma che tu ti affidi in tutto a lui!

Uno dei modi migliori per accendere la luce della Parola di Dio è pregare la Parola di Dio, come nel Salmo 119:18: "Apri i miei occhi, e contemplerò le meraviglie della tua legge."  Vuoi vedere cose meravigliose dalla Parola di Dio, vero? Chiedi allora a Dio di aprire i tuoi occhi a ciò che vuole fare nella e con la tua vita. Un passo alla volta, un giorno alla volta, attraverso la luce della Parola.

  Dio è pronto ad accendere quella luce per te; chiedila, e Lui te la darà!

Rifletti su questo:
  • Ci sono state volte dove i progetti di Dio per te ti sono sembrati un mistero? In quei periodi ti sei rivolto alla Parola di Dio per avere risposte?
  • Aspetti semplicemente che Dio ti renda chiare le cose, oppure ti rivolgi a lui cercando chiarezza  e discernimento?
  • Quale pensi sia la differenza tra la lettura della Bibbia e la sua meditazione?

giovedì 22 marzo 2012

Fa che la Parola di Dio attivi la tua fede

"Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.". (Romani 10:17)
Siamo sinceri: per natura non ci sentiamo di essere sicuri o coraggiosi. La maggior parte di noi è spaventata a morte. Abbiamo paura di rischiare, paura di fallire, paura di morire. Non stiamo camminando con fiducia perché non siamo persone di fede.

Vuoi essere una persona di fede?
Devi trovare come "attivare" la tua fede. E la fede altro non è che è la Parola di Dio attivata.

La Bibbia dice in Romani 10:17 "Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo."

Ti è mai capitato di leggere un versetto nella Bibbia e all'improvviso di pensare: "Io posso fare questo!
Sono capace di farlo."? Bene,  quel versetto, quel passo, quel brano della Parola ha attivato la tua fede.

Questa è la differenza tra la Bibbia e libri di auto-aiuto.
Ci  sono migliaia di libri che si intitolano" Come posso... - Come fare per... - 10 modi per ...".  Questi manuali di auto-aiuto spesso danno idee utili; possono dirti come fare la cosa giusta... ma non possono darti la potenza con cui farla. Ci sono  libri che ti dicono che dovresti smettere di preoccupati o  rinunciare a tutte le tue cattive abitudini. Suggerimenti di certo utili, ma da dove prendi la potenza per fare tutto ciò? Tali libri non sono "vivi".

La Parola di Dio non solo ti dice cosa fare: ti dà la potenza di farlo. Ed ha anche il potere di
aumentare la tua fede mentre stai facendo.

Quando leggo le migliaia di promesse nella Bibbia, dove Dio dice che sarà lui a agire per mio conto, se mi sottometto a lui, questo mi dà fiducia.
So che se faccio ciò che Dio mi chiede, Egli ha promesso un risultato certo.

Posso testimoniare personalmente di essermi trovato più volte di fronte ad un "blocco" totale
nella mia vita di fede. Semplicemente, non vedevo come Dio avrebbe potuto mantenere le promesse se quello che vedevo attorno stava ruotando esattamente nel senso opposto a quello che mi sarei aspettato.

Quando il Signore mi ha chiamato a servirlo venti anni fa, una delle sue promesse fu quella di darmi la gioia di vedere sorgere una chiesa nella mia città natale, Montefiascone.

Ma, dopo più di dieci anni, i frutti del mio impegno tardavano a venire. Ero depresso, e una sera stavo discutendo con mia moglie, seduti sul divano di casa, su tutto l'impegno che stavamo dando e sul poco o nulla che vedevamo come risposta:"Ok, - dissi a mia moglie - io 'ho dato', la mia carriera di pastore e di fondatore di chiesa termina qui. Ritorno ad essere un membro comune di chiesa."

Mentre stavo dicendo queste parole, squillò il telefono: risposi, ed era Linda, una cara amica e moglie di un pastore che mi chiamava dal Canada. "Ciao Marco - mi disse - stavo qui a casa mia assieme al mio gruppo di chiesa e, mentre stavamo pregando, ho sentito Dio che mi chiedeva di dirti che lui ha in serbo per te e per Montefiascone benedizioni che neppure tu riesci ad immaginare.", e mi citò un brano da Efesini
3:20-21:

"Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo,  a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen."

Dio aveva provveduto per me, attraverso una cara amica distante migliaia di chilometri, un versetto che "attivava" la mia fede in Lui. Se Dio poteva sentire la mia voce, il mio sconforto, se Dio poteva mettere un pensiero in Linda che aiutasse me a comprendere che non io, ma Lui è in controllo, allora tutto quello che mi aveva promesso sarebbe avvenuto! Bastava che "spegnessi" la mia logica e "attivassi la mia fede! 


Spenta la logica, attivata la fede, Dio mi ha dato la gioia di veder nascere a Montefiascone la prima comunità evangelica dai tempi della fondazione della città.


Questa comprensione mi ha dato fiducia ad assumere obiettivi enormemente più grandi delle mie intrinseche capacità.
La Parola ha attivato la mia fede. La Parola di Dio può attivare anche la tua.


Rifletti su questo:
  • cosa vuoi che Dio compia nella tua vita? Ci credi che lo farà?
  • cosa pensi che Dio voglia che tu realizzi nella tua vita? Vivi nella certezza che ti darà quello che ti serve per realizzarlo?
  • Quale delle promesse di Dio stai chiedendo di veder realizzate oggi?

giovedì 15 marzo 2012

Quattro modi per far diventare la lettura della Bibbia un'abitudine

"Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli". (Giovanni 8:31)

Impegnarsi a leggere regolarmente la Bibbia per un periodo di tempo, magari per un paio di settimane, è un passo molto importante. E' un ottimo modo per iniziare, ma è necessario che non finisca lì.  

Gesù disse: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli" (Giovanni 08:31 TILC). Imparare da Gesù e dalla sua Parola che ci fa i suoi discepoli è  un impegno a lungo termine.
 

Come si fa a continuare nella Parola e rimanere in contatto con Gesù attraverso la sua Parola a lungo termine?

1) Decidi di farlo.  Tutto inizia con il tuo impegno. Non aspettare un momento migliore per rendere la Parola di Dio una parte normale della tua vita. Inizia oggi il tuo impegno.
 
2) Dichiaralo ufficialmente.  Comunica la tua intenzione agli altri.  Mantenete il tuo impegno verso Dio in segreto, è più difficile e si rischia di fallire più facilmente. 


3) Fanne una priorità. Non permettere a nulla di distolgierti dal tuo impegno. Sii assolutamente determinato a farne un'abitudine permanente nella tua vita, in particolare nei primi mesi. Se cominci a saltare giorni, sarà molto più difficile di rimanere impegnato/impegnata nella Parola di Dio.

4) Fai coppia. Prendi un partner spirituale che ti stia a fianco per supporto e incoraggiamento. Si tratta di qualcuno con cui condividere ciò che si impara nelle meditazioni. Potrebbe essere qualcuno nel tuo piccolo gruppo, un amico o un membro della famiglia. La Bibbia dice: "Due persone sono meglio di uno, perché possono aiutare l'un l'altro successo" (Ecclesiaste 4:9).

Trascorrere del tempo con Dio dovrebbe essere un'abitudine di vita, non una moda passeggera. Gli studi dimostrano che devi fare qualcosa per circa sei settimane di fila per costruire un' abitudine. Fai che la Parola di Dio divenga parte della tua vita di oggi, come pure del resto della tua vita.

Rifletti su questo
  • Quale impegno stai prendendo attualmente per far si che la Parola di Dio divenga un'abitudine nella tua vita?
  • Con chi condividerai il tuo impegno, e che te ne chiederà conto?
  • Identifica le distrazioni più grandi che  dovari probabilmente affrontare nel decidere di leggere e studiare la Parola di Dio ogni giorno. Quali cambiamenti puoi fare nella tua vita per ridurre al minimo o eliminare quelle distrazioni?
 (Tratto da uno studio di Rick Warren)

mercoledì 14 marzo 2012

Vuoi conoscere la tua eredità? Leggi la Bibbia!

"Ed ora vi raccomando al Signore e alla parola della sua grazia, a lui che puo formare la vostra fede e darvi un'eredità insieme con tutti quelli che gli appartengono." (Atti 20:32 PV)
Lo sai di essere destinatario di una eredità immensa? Se leggi la Parola di Dio, la Bibbia te ne promette una.


La Bibbia dice in Atti 20:32, "Ed ora vi raccomando al Signore e alla parola della sua grazia, a lui che puo formare la vostra fede e darvi un'eredità insieme con tutti quelli che gli appartengono.".


Una eredità la si ottiene facendo legittimamente parte di una famiglia.

Immagina che tuo padre sia un uomo ricchissimo, e muoia; sarebbe da sciocchi non leggere cosa c'è scritto nel suo testamento e non ottenere ciò che è ti è giustamente dovuto. Non avresti avuto alcun giovamento dall'essere stato figlio di un padre così ricco.

Quando diventi discepolo di Gesù, non sei solo un credente - sei un appartenente. Diventi parte della famiglia di Dio, ottenendo con tale decisione i privilegi di farne parte  . Hai una eredità spirituale.

Ma se sarebbe triste - e sciocco - passare la tua vita intera senza conoscere i benefici che erano disponibili per te come figlio di Dio. Dio vuole che tu cresca e conosca ciò che lui mette a tua disposizione. Ed è  necessario leggere il suo Testamento, la Bibbia per farlo.

La Bibbia dice in 2 Timoteo 3:16-17:

"Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, in modo che il servo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona".


Lo scopo della Bibbia è quello di aiutarti a vivere la tua vita per lo scopo con il quale tu sei stato creato: è l'eredità di Dio che ti spetta. Dio vuole che tu sia completo e ben preparato per quello che sei  stato chiamato a fare. Per rendere possibile questo Dio, mediante la Scrittura, opera in te in quatto modi:
  • Ti insegna. Dio ti mostra il percorso su cui devi camminare.
  • Ti riprende. Dio ti mostra quando sei fuori dal percorso.
  • Ti corregge. Dio ti mostra come puoi tornare sul percorso giusto.
  • Ti educa. Dio ti mostra come  puoi rimanere sul percorso.

È così che la Parola di Dio ti aiuta a crescere e a ottenere la grande eredità che Dio ha preparato per te.

Rifletti su questo:
  • Come cambierebbe la tua vita se riflettesse la verità che sei erede del Re dei Re?
  • Quali sono i vantaggi della tua eredità che non hai ancora accettato?
  • La Bibbia è uno strumento utile per te ogni giorno? Stai utilizzando a pienole sue istruzioni? 
(Tratto da uno studio di Rick Warren)

venerdì 6 gennaio 2012

Grazie Jessica Joy!

Forse molti di voi si ricorderanno della piccola Jessica Joy Rees, la bimba di 12 anni figlia di un pastore americano affetta da un tumore al cervello.

Jessica era divenuta per la nostra chiesa una "mascotte" e un esempio. Ne avevo parlato in più messaggi domenicali, ne avevo parlato agli amici, pubblicando su Facebook e altrove la sua stupenda storia fatta di sofferenza, gioia, dolore, speranza, disperazione, altruismo.

Molti di noi (e di voi che mi leggete) hanno pregato costantemente per lei, per una guarigione miracolosa, per qualcosa che potesse andare contro i freddi dati statistici legati al neuroblastoma (il tumore inoperabile di cui era affetta): 9 mesi di sopravvivenza dalla scoperta.

Nella serata di ieri (in California era  mattina) Jessica è stata accolta da Gesù in Cielo, lasciando un gran vuoto nella sua famiglia, ma anche in tutti noi. Si è addormentata, senza soffrire, come se stesse andando al letto la sera. Quando si sveglierà (già è successo questo nel frattempo che sto scrivendo!), non ci sarà la sua famiglia a confortala dal male, o il suo amato Mr. Moe (il cane che l'ha accompagnata fedele in questi mesi di malattia), ma Gesù stesso, il suo VERO padre, Colui che l'ha amata sin da prima che lei esistesse, e che ora la sta accompagnando nella stanza che ha preparato per lei. Non più dolore, o aghi, o mal di testa, o paresi facciale... solo la gioia di stare assieme a Gesù!

Jessie mi manca. Ero ormai abituato a pregare per lei quotidianamente, a scambiarci messaggini e foto su Facebook. Non posso neppure immaginare di quanto manchi alla sua famiglia. E' andata dal Padre, ma il suo fulgido esempio di altruismo, di gioa e di fede rimarranno scolpiti in coloro che, anche se solo tramite le pagine di Facebook, l'hanno conosciuta.

Come credente, so che
" tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, cioè a coloro che sono chiamati secondo il suo piano prestabilito" (Romani 8:28)
.

Io non vedo che il mio tratto di strada, quello che mi appare dinanzi lungo il cammino, e non riesco a sapere cosa c'è oltre quella curva che mi limita la vista, mentre Dio, volando più in alto del tempo e degli eventi, vede (come farebbe un'aquila) l'intero percorso. Vede l'immagine completa, e i suoi incroci, e sceglie in funzione del bene di coloro che lo amano. E so che ha scelto per il bene di Jessie... anche se io non lo posso vedere con la mia vista corta e non lo posso capire con il mio intelletto limitato.
Due commenti, tuttavia, mi hanno aiutato a mettere in prospettiva anche una sola miniuta frazione del piano che Dio ha scritto tramite Jessie.

Il primo è quello di mia moglie. Mentre riflettevo ad alta voce sul fatto che in fondo io non conoscevo abbastanza Jessica, Lei mi ha detto: "
Jessica si è voluta far conoscere da te, come da altre migliaia di persone nel mondo. Tramite Facebook lei ha cercato con te, come con gli altri, un contatto, rendendosi vulnerabile, scegliendo di raccontare ad altri e a te quello che in fondo era la sua intimità, le sue gioie, le sue paure, il meglio e il peggio dei suoi dieci mesi."

Questo
commento mi ha portato ad una prima riflessione per la mia vita di credente: quanto sono disposto io a farmi conoscere dagli altri, rendermi vulnerabile con gli altri? Cerco l'aiuto e il sostegno dei miei fratelli e sorelle in Cristo, vicini o lontani che siano, oppure provo a fare "tutto da me", ritenendo le mie sfide un affare privato? Jessica si è aperta al mondo e ad altri credenti, ricevendo l'aiuto in preghiera e l'incoraggiamento costante che le hanno permesso di vivere questi dieci mesi non in modo passivo verso il suo male, ma aggredendolo e facendone un trampolino di lancio per l'azione, piuttosto che una camera buia in cui rifugiarsi a piangere.

Il secondo, e forse quello più importante, è giunto da mio figlio Matteo, tredici anni, più o meno la stessa età di Jessie:"
Beh, papà, mi spiace molto, ma anche se ha vissuto solo dodici anni, li ha vissuti alla grande. Senza di lei non ci sarebbe stato il Team Negu, e neppure le Joy Jars, che ormai sono conosciute in tutti gli Stati Uniti. E speriamo che anche qui in Italia ci sia prima o poi qualcosa di simile."

Questa è la corretta prospettiva, che non poteva che venire da una mente giovane e pronta a vedere la vita non come una somma dei giorni passati, ma come il libro di quelli futuri.


Matteo mi stava dicendo: questo è stato quello che una bambina di 12 anni, nei suoi 10 mesi di malattia, è stata capace di fare grazie alla sua fede in Gesù.
Piuttosto che diventare AMARA per il male che provava, ha deliberatamente deciso di AMARE chi si trovava nelle sue stesse condizioni. Non ci sarebbe stata un TEAM NEGU  per aiutare i bambini affetti da cancro e le loro famiglie senza Jessie.
Non ci sarebbero state le JOY JARS a dare un sorriso ad un bimbo che soffre senza di Jessie. La vita di Jessie in 10 mesi ha avuto più impatto su migliaia di persone di quanto ne abbiano avute le mie centinaia di predicazioni ascoltate dalla mia chiesa e online da 350 altri in media al mese... perché lei ha deciso di AMARE VIVENDO L'AMORE.

Amare non è un sentimento, ma un'azione.... quante volte l'ho insegnato? E quante volte ho disatteso il mio stesso insegnamento? Quante volte sono stato AMARO perché provavo un dolore invece di AMARE coloro che mi scorrevano a fianco? Quante volte sono stato AMARO CERCANDO L'AMORE, invece di AMARE VIVENDO L'AMORE?

Grazie Jessie per avermi insegnato una verità che ho ascoltato tante volte e che altrettante volte ho insegnato:
"Rallegratevi sempre nel Signore! Lo ripeto: rallegratevi!" (Filippesi 4:4). Io spesso l'ho solo udita o insegnata, tu l'hai vissuta!

Marco


PS: per chi volesse leggere di più della storia di Jessica Joy Rees, qui potrà trovare maggiori informazioni
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martedì 3 gennaio 2012

Decisioni per l'anno nuovo? Solo una: Cristo.

All'inizio di un nuovo anno, tutti noi... beh, forse non tutti ma molti di noi, siamo soliti fare le famose "decisioni del primo dell'anno:"Smetterò di fumare! Farò più esercizio fisico! Sistemerò la casa!"

Oppure, se vogliamo essere più spirituali:"Leggerò tutta la Bibbia! Frequenterò gli incontri settimanali della chiesa! Sarò presente tutte le domeniche in chiesa!"

Intendiamoci, non c'è nulla di male nel fare queste promesse, in quanto quello che promettiamo sono tutte cose buone e lodevoli (nessuno promette di ubriacarsi di più, o di perdere più tempo in frivolezze nell'anno nuovo!).

Ma c'è un grande problema: gran parte delle promesse e delle decisioni che prendiamo, pur sapendo che sono buone per la nostra vita, inesorabilmente vengono disattese... da noi stessi! Non c'è maniera di farle funzionare! Perché?

Semplicemente perché pretendiamo di trovare da soli le energie sufficienti a cambiare noi stessi... ed ogni volta ci accorgiamo di non avere quelle energie di cui avremmo bisogno. Non riusciamo a comprendere che, per cambiare noi stessi, non ci serve la nostra determinazione... ma qualcos'altro.

Disperatamente proviamo a essere fedeli a noi stessi, inesorabilmente cadiamo. E, nella caduta, ci accompagna sempre un senso di frustrazione, la consapevolezza di aver fallito "ancora una volta". E così, dando la colpa a noi stessi, viviamo con un senso di sconfitta profonda che spesso ci impedisce dal tentare di nuovo: "Ci ho già provato tante volte, e non ha funzionato. Che vale provare ancora?".

Dove sta l'errore? Ma, soprattutto, dove posso attingere le forze per essere fedele a ciò che di buono vorrei fare per cambiare me stesso e il mio atteggiamento in questo 2012?

Se non hai fatto ancora alcuna decisione di inizio d'anno, oppure se l'hai fatta, e magari già stai venedo meno ad essa, voglio proportene una, molto semplice, ma l'unica che può provvederti l'energia necessaria a controllare la tua vita nel 2012 e a cambiarla. E lo facco tramite una brevissima riflessione di Jon Walker che, forse, ti aiuterà a capire "dove" trovare le energie sufficienti per cambiare ed essere fedele ai combiamenti.

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"Perché avevo deciso che vi avrei parlato soltanto di Gesù Cristo e della sua morte sulla croce.". (1 Corinzi 2:2 PV)
Se l'apostolo Paolo avesse mai fatto una decisione d'inizio d'anno, penso che avrebbe avuto solo una risoluzione nella sua lista:

"[Quest'anno] Decido di non sapere nulla, all'infuori di Cristo e di lui crocifisso" (1 Corinzi 2:2).


Il messaggio di Paolo è radicalmente semplice: la salvezza è solo in Cristo.
Cosa significa questo?
  • Non è Cristo, più il mio buon comportamento.
  • Non è Cristo, più il numero di versetti da memorizzare.
  • Non è Cristo, più essere super-attivo in ​​chiesa.
  • Non è Cristo, più la mia decima.
  • Non è Cristo, più saggezza tratta dall'ultimo seminario cristiano.
  • Non è Cristo, più gli anni che ho passato nello studio della Bibbia.
  • Non è Cristo più diventare lo sposo perfetto.
  • Non è Cristo più avere bambini ben educati.
  • Non è Cristo, più trovare il lavoro giusto.
  • Non è Cristo, più non aver preso mai una multa.
E 'semplicemente Cristo: Cristo, nulla più. Questo è il messaggio di Paolo, un messaggio che è giusto in questo prossimo anno come lo sarà nel 2999.

Facciamo che la nostra decisione per il 2012 sia di concentrarci su Gesù, su chi Egli è, e su quello che ha fatto per noi.

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Inizia questo 2012 con una promessa semplice:" Gesù, voglio conoscerti ogni giorno un po' di più, e voglio ricordarmi ogni giorno che sei morto per me".

Questa è la base su cui fondare un anno che cambi la tua vita: questa è la fonte dell'energia che ti serve per cambiare.



Buon 2012 a tutti.


Marco
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