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sabato 24 dicembre 2016

Adorare a Natale

Un gorgo di ricordi dolci e tristi di persone a me care che non ci sono più, come pure di suoni e di profumi antichi, mi avvolge ad ogni Natale che arriva; memorie di gesti ripetuti ogni anno allo stesso modo con un rispetto rigoroso per ciò di cui erano simbolo.

Il nostro presepe era enorme, con tanto di volta stellata tirata su da mio fratello (già all'epoca un genio del “fai da te”) con filo di ferro e carta cielo, da cui fuoriuscivano lampade ad incandescenza a simulare le stelle (e per fortuna non c'è mai stato un cortocircuito!) che si accendevano e si spegnevano con il ritmo pulsante e preciso dell'intermittenza.

Il nostro albero era un po' più piccolo, ma pieno di luci e di quelle palle di vetro antiche e trasparenti al cui interno c'erano paesaggi innevati o angeli adoranti: e in cima una enorme stella luminosa che da sola consumava un kilowatt.

Io ero piccolo, ma volevo a tutti costi partecipare alla costruzione di questi due simboli che, nei miei occhi di bimbo, mi introducevano ad una stagione magica e benedetta. La raccolta del muschio (allora non era un problema raccoglierlo, ce ne erano prati ovunque), la scelta della posizione dei figuranti nel presepe, l'altezza di ciascuna palla sull'albero... Tutto contribuiva a farmi entrare, piano piano, nella consapevolezza che stavo festeggiando qualcosa di supremamente importante: l'arrivo di un bambino... ma che era anche Dio! Che cosa strana! Che cosa inusuale! Che cosa stupenda!

Era un lento crescendo che mi introduceva a poco a poco in quello stato della mente e dell'anima che poi, da adulto, avrei conosciuto col nome di “adorazione”.

Adorare, nella forma latina da cui deriva la parola italiana, è scritto “ad orare”, che significa “parlare (orare) a qualcuno (ad)”; per me bambino il Natale era entrare in contatto con un Dio, distante ed a cui non sarei mai potuto arrivare, tramite un bambino come me che veniva a nascere in terra, e con il quale mi ci potevo confrontare, con cui potevo parlare... che potevo “ad-orare”.

Poi il mondo, la vita, e la mia voglia di fare da solo, hanno strappato per un tempo quel sogno bambino di poter entrare in contatto con colui che mi aveva creato. Ho girato le spalle, ed ho iniziato a correre, a nascondermi, a fuggire. Sino a quando, nel periodo più buio della mia ancor giovane vita, ormai stanco, ho dovuto fermarmi, ed uscire allo scoperto.

E così, con stupore, ho capito che lui era ancora lì, il bambino rappresentato dalla statua minuta che ponevo la notte del 24 dicembre, come vuole tradizione, sotto una grotta di sassi. E non era più un bambino, ma un uomo con il quale mi ci potevo confrontare, che aveva provato al pari mio, il dolore di perdere persone amate, la disperazione di essere stato tradito, la voglia di cose non sane, la paura per quello che sarebbe accaduto domani...

Ora che sono vecchio, e che continuo a camminare a fianco di quell'uomo, so che parte del mio essere ancora capace di stupirmi per ciò che il Natale significa lo devo a quei miei primi natali, agli occhi bambini che celavano un cuore desideroso di capire il mondo che c'era sotto quella volta stellata fatta di carta cielo. Che non comprendevano a pieno la valenza di un Dio che scende in terra umiliandosi a prendere le mie medesime forme, ma che comunque “ad-oravo”, a cui parlavo, a cui affidavo i miei primi sogni come pure le prime paure nella notte.

Per questo, per quanto ho potuto, ho lottato nella mia famiglia per mantenere quella medesima tradizione sin da quando i miei figli erano piccoli, lottando contro il consumismo che tutto massifica, contro i led al posto delle lucine intermittenti, contro il senso di vuoto che dice che nella mangiatoia, sotto due ali di roccia, altro non c'è che una statua di gesso, augurandomi che anche il loro cuore bambino affidasse la loro vita sotto la volta stellata ad un Dio che scende ad incontrarli.

L'ho fatto, nella speranza che la mio pari, essi lo faranno con i loro figli, fino alla fine dell'età presente. Perché anche loro possano “ad-orare” il Cristo che nasce come semplice uomo per potermi salvare.

Quel che abbiamo udito e conosciuto,
e che i nostri padri ci hanno raccontato,
non lo nasconderemo ai loro figli;
diremo alla generazione futura le lodi del Signore,
la sua potenza e le meraviglie che egli ha operate.
Egli stabilì una testimonianza in Giacobbe,
istituì una legge in Israele
e ordinò ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli,
perché fossero note alla generazione futura,
ai figli che sarebbero nati.
Questi le avrebbero così raccontate ai loro figli,
perché ponessero in Dio la loro speranza
e non dimenticassero le opere di Dio,
ma osservassero i suoi comandamenti.”

(Salmo 78:3-6)

Buon Natale.



Marco

giovedì 15 dicembre 2016

"Ma il Natale, no!"

I ricordi dei miei primi natali da neo-credente, quando il Signore mi "riacchiappò" dopo un po' di peripezie nel mondo, e mi fece "atterrare" in una chiesa evangelica, furono alquanto scioccanti.

Io provenivo dal mondo cattolico, avevo fatto parte di Comunione e Liberazione, prima di atteggiarmi ad "ateo" per una decina di anni, e quindi non ero completamente "a digiuno" sulla Bibbia, ma fui ripreso da più di un membro della chiesa dove frequentavo perché chiesi il motivo del come mai in quella comunità non si festeggiasse il Natale.

Mi fu consegnato tutto un pacchetto di motivi per i quali non si deve in alcun modo festeggiare  il Natale in quanto cattolico,  una eresia, una idolatria, perfino un rito satanico.

Provai timidamente a far osservare che, nel resto del mondo, la quasi totalità delle denominazioni evangeliche e protestanti (non esclusivamente la chiesa cattolica), lo festeggiavano con gioia; la risposta fu: "Noi ci atteniamo alla Bibbia... non ci interessa ciò che fanno o non fanno gli altri!", liquidando cosi qualche svariato milione di credenti variamente sparsi nel mondo e affermando che avrebbero in pratica dovuto tutti rivedere le proprie basi teologiche.

Passarono gli anni, e quando fui ordinato per essere guida di una chiesa, volli personalmente studiare la questione, giungendo alla conclusione che  c'erano più prove e più motivi validi per festeggiarlo che per non festeggiarlo. Decisi quindi, assieme al gruppo di conduzione della chiesa, di ritornare a festeggiare il Natale il 25 dicembre.

Facendo questo non immaginavo minimamente che, ogni anno, avrei dovuto fare a qualcuno tra i membri un corso di "apologetica del Natale", quasi a dovermi "giustificare" perché la nostra comunità sia tra quelle (maggioritarie nel mondo, minoritarie in Italia) che lo festeggia.

E ormai so, dopo più di dieci anni alla guida, che a nulla valgono le mie osservazioni che, in fondo, la data del Natale è un aspetto quanto mai secondario e non discriminate nella galassia evangelica mondiale e che è inutile, infruttuoso e disperde energie che potrebbero essere applicate altrove cercare di farne teologia assoluta.

Purtroppo la mia esperienza personale è che, anche davanti alle evidenze storiche e scritturali, quasi tutti quelli che provengono da chiese dove il Natale era ritenuto sacrilego rimangono della loro opinione. Ho perso più membri per il Natale che per problemi legati alla dottrina.

Non vi dico poi cosa mi viene consegnato quando affermo di fare il presepe e l'albero!

E, anche qui, a nulla valgono le mie spiegazioni per coloro che mi intimano agitando il dito, che sta scritto "non ti farai immagine alcuna"... dimenticandosi che il versetto continua dicendo "non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai."

Perché, allora, festeggio il Natale? Davanti a chi mi "inchino" in questo tempo? Quale è l'oggetto della mia adorazione?

Non mi prostro davanti al presepe, e neppure dinanzi all'albero; questi sono semplicemente due "oggetti", due soprammobili, due decori al pari delle tende di colore azzurro che mia moglie mette su in primavera in sostituzione di quelle gialle che mette su in autunno, così, per abbellire l'ambiente e ricordarsi che è giunta una stagione differente.

L''oggetto" del mio inchinarmi a Natale è un Dio che viene sotto forma di uomo. Festeggio il Natale assieme a milioni di miei fratelli e sorelle sparsi nel mondo, alcuni dei quali rischiano la vita pur di festeggiare l'arrivo di Emmanuele, Dio con noi. Festeggio Natale perché obbedisco a quanto sta scritto nel Salmo 78:

"Quel che abbiamo udito e conosciuto, 
e che i nostri padri ci hanno raccontato,
non lo nasconderemo ai loro figli; 
diremo alla generazione futura le lodi del Signore,
la sua potenza e le meraviglie che egli ha operate."

Festeggio perché i miei figli sappiano che il mio cuore è ricolmo di gioia e di gratitudine per un Dio che si umilia a prendere le mie medesime forme pur di salvarmi, ed affinché loro facciano lo stesso con i loro figli, di generazione in generazione.

Festeggio perché non sono più sotto la legge, e non devo festeggiare Capanne, o gli Azzimi, o la Purificazione, ma sotto la grazia che ha lavato via la necessità di quelle feste istituite da Dio, poiché Dio un giorno (che non è il 25 dicembre) ha mandato colui che le ha lavate via.

Ognuno sia padrone di festeggiare quando vuole, se credente, questo evento, ma ognuno lasci liberi altri milioni di credenti nel mondo di festeggiarlo tutti assieme per dimostrare a quel mondo in maniera visibile che Gesù è realmente venuto e che il suo corpo (la chiesa) è unito, vivo, pulsante, credente.

Marco

PS: per coloro che fossero curiosi potrete scaricare QUI il PDF contenente lo studio che feci oltre dieci anni fa e che nel 2012 ho messo su file


lunedì 28 novembre 2016

Imparare a leggere le notizie

Sta suscitando scalpore la notizia di un “pastore evangelico” arrestato per spaccio di droga nella zona di Padova. E sui “social” già si sta scatenando la solita “onda emotiva” al grido di “lo dicevo io che gli evangelici sono...” e qui potrete aggiungere ciò che più vi aggrada (setta, millantatori, estorsori, profittatori, ecc.).

Ma le cose stanno davvero così? Possiamo da casa sapere cosa sia accaduto? Di certo no, ma possiamo comunque imparare a leggere le notizie e “come” ci vengono propinate dai “media”.

Basta fare una rapida ricerca in rete, e si scopre che la notizia è riportata da quasi tutti nella forma data dall'agenzia di stampa ANSA. Unica testata on-line che “varia” la notizia ANSA ed aggiunge particolari sono LA NUOVA GAZZETTA DI VENEZIA E MESTRE e il sito MIRA AZZURRA.

Leggiamo, allora queste due informazioni per vedere se riusciamo a capire un po' meglio cosa sia accaduto, stando comodamente rilassati davanti al nostro computer (ho omesso alcune parti per brevità ed evidenziato altre che ci possono aiutare a comprendere).
  (ANSA) - PADOVA, 19 NOV - Un nigeriano di 36 anni, Oghens Obahor, fantomatico 'pastore evangelico' e già noto alle forze dell'ordine, è stato tratto in arresto dai carabinieri di Dolo (Venezia) con l'accusa di spaccio di stupefacenti, specie cocaina. (…) Nel corso di una perquisizione domiciliare sono state trovate alcune dosi di cocaina, un bilancino e 1.400 euro. Pare che usufruisse, assieme alla famiglia, nonostante le condizioni molto agiate di vita, anche di aiuti da parte di una organizzazione caritatevole.
Per prima cosa, notiamo che il comunicato ANSA non parla di un “pastore evangelico”, ma di un “fantomatico pastore evangelico”: questa è la definizione che la Treccani da della parola “fantomatico”:
 fantomatico: agg. [dal fr. fantomatique, der. di fantôme «fantasma»] (pl. m. -ci). – Spettrale; irreale: un esercito f., che non si vede, che non si sa quando e dove agisca; un f. avversario, un f. ladro, irreperibile, inafferrabile (per cui si potrebbe persino dubitare della sua esistenza). 
Già ci troviamo in presenza non di un pastore, ma di un pastore “fantasma” o “irreale”, di qualcuno che, in breve, sta usando un titolo non avendone diritto . Sappiamo tra l'altro che le forze dell'ordine già lo conoscono, che è ricco, ma che percepisce aiuti da una non meglio precisata organizzazione caritatevole. Leggiamo ora la notiza sulla NUOVA GAZZETTA:
(LA NUOVA GAZZETTA DI VENEZIA E MESTRE) DOLO, 19 NOV. Venerdì sera i carabinieri della tenenza di Dolo hanno arrestato a Padova un trentaseienne nigeriano, Obahor Oghens, nullafacente, pregiudicato e residente nella città del Santo (...) Qui Oghens, che risulta essere un pastore evangelico, incontrava i clienti per le cessioni. (…) Stando alle informazioni raccolte dai carabinieri, il nigeriano, pur nullafacente, viveva in condizioni molto agiate e usufruiva, ciò nonostante, assieme alla famiglia degli aiuti della Caritas. L'uomo è stato trattenuto in camera di sicurezza in attesa del processo per direttissima.(...) 
Da qui apprendiamo un po' di più del sedicente pastore, ovvero che non fa nulla, che non solo è conosciuto dalla polizia ma che anche già stato preso dalla polizia e condannato dalla legge. Sappiamo anche che la non meglio indicata organizzazione caritatevole altri non è che la cattolicissima Caritas. Leggiamo infine il sito MIRA AZZURRA:
(MIRA AZZURRA) DOLO, 19 Nov. – Pastore evangelico e aiutato dalla Caritas di giorno, spacciatore di droga alla notte, specializzato nello smercio di cocaina. Ovvero Oghens Obahor, 36enne nigeriano dai due volti, che in Italia ha sempre condotto una vita molto agiata. A parte l’attività di pastore evangelico e di pusher, una volta giunto nel territorio italiano non ha mai avuto un vero lavoro. Nel 2000, mentre si trovava in Italia da clandestino, era già stato arrestato a Rubano (Pd) dai carabinieri di Monselice (Pd).(...) Già allora non si faceva mancare nulla e viaggiava alla guida di una costosa decapottabile Mercedes Clk. Una volta uscito dal carcere ha subito ripreso la sua attività di spacciatore. Una occupazione che non ha mai smesso. (...)
Da qui apprendiamo che è arrivato in Italia come clandestino nel 2000, non ha mai lavorato , è già stato arrestato dai Carabinieri e aveva una Mercedes CLK.

Ricapitoliamo: ci troviamo di fronte ad un clandestino che (oltre che spaccia) si spaccia pastore evangelico ma è nullafacente, che è già stato condannato, che è ricco ma si fa aiutare dalla Caritas cattolica. In pratica, di fronte a qualcuno che si "millanta" pastore evangelico probabilmente proprio per coprire i suoi traffici e giustificare riunioni con "sedicenti" fedeli che altri non sono che suoi complici.
La storia, se non puzza di “bufala”, è solo perché il nigeriano è stato realmente arrestato. Conosco il mondo evangelico da quasi trenta anni, e anche ammettendo che ci sono realtà “bizzarre” all'interno di esso, ancora non ho visto una chiesa con:
  • a capo un pastore che è stato in carcere,
  • entrato in Italia come clandestino,
  • che non fa nulla,
  • che è ricco,
  • che gira con una Mercedes CLK
  • e che prende pure aiuti dalla chiesa cattolica.
Non dico sia impossibile... ma la puzza di “bufala mediatica”, beh, è davvero forte, eh?
Conclusione #1: sappiate leggere le notizie, e se c'è qualcosa che non vi “quadra”, andate un po' più a fondo. Anche senza spostarvi dalla vostra poltrona, davanti al pc. Siate “curiosi”.
Conclusione #2: i media nazionali non perdono occasione per gettare discredito e mettere “etichette” su ciò che non è “maistream”, né è parte dell'assetto nazionale per come lo vedono, immutabile nei secoli, gli editori e gli organi di stampa. In questo caso è toccato agli “evangelici”.
Conclusione #3: anche tra gli evangelici, come pure tra i cattolici, è possibile ci siano “mele marce”. Siamo in un mondo caduto.
Buona lettura... e “che la curiosità sia con voi”!
Marco

domenica 27 novembre 2016

L’agiografia universale per un dittatore

Come nelle migliori occasioni, la morte di Castro ha scatenato l’intero mondo mediatico (dai social alla carta stampata, passando per TV e siti web) in una pomposa “agiografia” (dal greco “agios” = santi e “graphos” = scrivere, ovvero narrare la storia dei santi), illustrando la gravissima perdita per l’umanità provocata dalla sua dipartita.
So che sarò impopolare, ma, da credente, non mi sento di partecipare al banchetto agiografico del mondo. E’ morta una persona che ha liberato il suo paese da una dittatura moderna e spietata, ma condannandolo all' isolamento dal resto del mondo e facendolo piombare pian piano in un medioevo moderno (quanti nei viaggi a Cuba non hanno perso l’occasione per farsi foto accanto ai “macinini” d’epoca, le macchine americane degli anni cinquanta che giravano per le vie di Avana?).
Una persona che ha condannato il suo popolo ad una povertà così nera dove il sesso con gli stranieri era l’industria tra le più fiorenti dell’isola.
Una persona che aveva si ideali, ma non rispettava quelli degli altri, imprigionando e torturando i suoi avversari.
Una persona che era fieramente atea (posizione rispettabile) ma intollerante a qualsiasi apertura ad altro che non fosse la sua fede in Marx, e per questo ha perseguitato in modo sistematico i cristiani, salvo aprire al Vaticano a fronte di prestiti dallo Ior.
Sinceramente, non ho motivo di essere più triste per la morte di questa persona che per quella di ogni altro dittatore, magari meno simpatico e meno "alla moda". Nessun sito, nessun social, nessun giornale penso si sperticherà nella medesima corsa agiografica quando morirà, ad esempio, Robert Mugabe, dittatore dello Zimbabwe più o meno dello stesso millesimo di Fidel.


Mugabe... e la sua divisa

Eppure, anche Mugabe ha liberato il suo paese, la Rhodesia, dove la dittatura feroce era quella dei bianchi sui neri. Anche lui aveva ideali, e voleva trasformare il suo popolo in una “casa di pietra” (da cui il nome dell’ex Rhodesia, ora Zimbabwe, ovvero “case di pietra”). Anche lui ha fatto precipitare il suo popolo in un medioevo moderno, distruggendo infrastrutture ed economia. Anche lui ha torturato ed ucciso i suoi oppositori, e perseguitato i cristiani. Quando questo accadrà (e qui sono facile profeta, in quanto la venerazione di Fidel era cominciata ben prima della sua morte), quale sarà la differenza che spingerà i media e i social verso questa palese disparità di trattamento mediatico?


Fidel, la sua barba, il suo sigaro... e la sua divisa

La differenza di Fidel sta forse nella sua barba improbabile, o nel sigaro cubano, o nelle storie della guerriglia con il Che...non so. Fatto sta che Castro era un dittatore “palatabile” a noi occidentali, Mugabe no. E’ morto un dittatore: uno dei tanti. Particolarmente feroce verso i miei fratelli e le mie sorelle in Cristo. A lui la mia pietà da credente, augurandomi si sia pentito di ciò che ha fatto in vita e possa presentarsi “leggero” davanti a Dio. Non altro.

Marco
(Qui sotto alcuni approfondimenti per non dimenticare chi sia l personaggio che è morto)

martedì 8 novembre 2016

Ciao Zimbabwe: la struggente lettera di chiusura dell'opera in Africa della famiglia Longo

Stamattina ho ricevuto, come al solito, la lettera quadrimestrale dei nostri missionari in Zimbabwe, Giuseppe ed Annarita assieme ai figli Emmanuele, Desirée e Davide.

Normalmente, quando mi arriva questa lettera, il mio cuore si riempie di gioia, sapendo che loro sono là per essere la nostra "mano tesa", i nostri testimoni. Che rendono possibile ciò che ad una piccola comunità come la nostra sarebbe impossibile senza di loro, l'adempiere il mandato che Gesù, lasciando questa terra, ci ha consegnato : " e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra" (Atti 1:8b).

Ma stamane  la gioia si è miscelata ad una emozione differente che non riesco a descrivere a parole. Ci proverò.

C'è la gioia di sapere che Dio ha operato attraverso i Longo in Zimbabwe per lunghi anni,  la tristezza di sapere che un ciclo finisce, la gratitudine a Dio perché siamo stati parte di quell'avventura, la nostalgia per le persone stupende incontrate e per un paese meraviglioso dove per poco siamo stati anche noi...

E, guardando le foto di noi in quella terra, martoriata ma benedetta, più di una lacrima è scesa...

Ogni mia parola, comunque, sarebbe superflua: ecco la stupenda lettera di Giuseppe ed Annarita...

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Carissimi,

queste parole del profeta Samuele confermano la presenza e la cura costante del Signore durante questi sei anni del nostro servizio missionario in Zimbabwe. In questi anni abbiamo dato tanto con l’aiuto di Dio e abbiamo altresì ricevuto arricchimento culturale, spirituale e personale. Non sembra vero, ma siamo giunti alla fine di questo capitolo della nostra vita e abbiamo compreso che è il momento di levare le tende per spostarci in un altro luogo che Dio ci indicherà. 


Diversi motivi ci hanno portato a questa conclusione:


- la situazione politica ed economica del paese è al limite. In poche 
settimane verranno introdotti i ‘Bond Notes’ che sostituiranno i dollari americani. La gente ha già sperimentato questo nel 2008, in cui la nazione ha subito un tracollo finanziario con un’iperinflazione di oltre il 1000%;

- la siccità è talmente grave che a Novembre hanno iniziato a tagliare l’acqua per 72 ore a settimana. Molti animali stanno morendo e il terreno non riesce a produrre nessun raccolto. Potete immaginare le conseguenze;


- inaspettatamente, per motivi burocratici, il College (TCZ), dove studiavo, è stato costretto a sospendere i corsi. Per il momento la situazione è bloccata e non è facile ricevere il nostro visto da studente:


- le donazioni da circa 2 anni sono calate.


Vogliamo ringraziare Dio per averci protetti fin qui anche a livello sanitario dove tutto è precario e dove si muore anche solo per essere diabetici. 


Ringraziamo tutti coloro che in questi anni hanno contribuito a sostenerci sotto vari aspetti. Abbiamo apprezzato anche il coraggio di chi ha deciso di venire fin qui per collaborare con noi per l’Opera di Dio in Zimbabwe come: Alessandra, Bernardino, Fabio, Stefania C., Linda, Marco, Janet, Amy, Matteo, Benjamin, Stefania T., Tereze, Iacopo e Daiana. È stato importante la loro presenza e la possibilità di aver potuto condividere con loro le nostre gioie, paure e sfide.


A fine Novembre rientreremo in Italia e lasceremo, a malincuore, questa straordinaria terra e popolazione. Nel 2017 visiteremo alcune chiese che ci hanno espresso il desiderio di conoscere quanto Dio ha fatto in questi anni. Nel frattempo siamo in preghiera per comprendere quali sono i passi da intraprendere per il prossimo futuro. 

A presto con affetto


Giuseppe & Annarita Longo e famiglia


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La strategia della nostra chiesa non è quella di investire sui progetti, ma sulle persone: per questo abbiamo deciso di continuare a sostenere la famiglia Longo anche dopo il loro rientro in Italia, fin tanto che il Signore non mostri loro il prossimo traguardo.


A loro, a Giuseppe, ad Annarita, a Emmanuele, a Desirée, a Davide, va tutta la nostra ammirazione, il rispetto, e l'amore in Cristo.



Marco



(QUI potrete scaricare la lettera originale dei Longo)


martedì 25 ottobre 2016

Come cercare la notizia “scoop” sulla pelle dei pentecostali.

Da un paio di settimane il periodico  l'Espresso ha iniziato a pubblicare delle "inchieste" sul mondo pentecostale italiano (cliccando qui potrete leggere l'ultimo articolo pubblicato).

L'autrice, Francesca Sironi,  a fronte di alcune verità, imposta i suoi tre articoli con un piglio, a mio avviso, assai negativo, cinico e “prevenuto”,  infarcendoli di moltissime imprecisioni, punti di vista piuttosto che fatti, mancanza di ricerca, approssimazioni ed pacchiani errori biblici.

Al di là del fatto che siamo abituati come evangelici a tale tipo di trattamento da parte dei media, mi è sembrato doveroso inviare una lettera alla Sirioni ed alla redazione dell'Espresso per puntualizzare alcuni aspetti e tentare di correggere alcune lacune dovute alla mancanza di conoscenza della materia trattata da parte dell'autrice.

Qua sotto trovate il testo della  mia lettera.

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 Gentile signora Francesca Sironi, 
  
mi perdoni se la disturbo, ma mi ha molto colpito la sua inchiesta “Un business chiamato Gesù”, recentemente pubblicato sull'Espresso, circa le chiese “pentecostali” in Italia.

  Sono un pastore evangelico; non sono un “pentecostale”, ma faccio parte di quelli che lo Stato Italiano individua come culto “acattolico”, e la cui definizione già indica che in Italia o sei “cattolico” (anche se non sei mai andato in chiesa negli ultimi anni, basta che sei stato battezzato) o sei “altro”, galassia, con alfa privativa che sta ad indicare che sei “senza la chiesa cattolica” e, pertanto, differente. Di quella “galassia alfa privata” dal cattolicesimo faccio parte anche io, assieme ai credenti delle chiese pentecostali, battiste, avventiste, della riconciliazione, apostoliche, “et cetera” (anche se, essendo stato battezzato cattolico, figuro nelle statistiche della chiesa di Roma!).

  Colpito, le dicevo, e purtroppo, non in senso positivo; perché, vede, anche se alcune sue analisi circa gli “eccessi”, la spettacolarizzazione alla Benny Hinn (per altro molto controverso nel mondo evangelico e quasi mai ritenuto una “autorità”), l'amore di taluni per il danaro che sfiora l'estorsione, la cosiddetta “teologia della prosperità”, per quelle dicevo sono pronto a condividere quanto lei ha scritto (nessuna organizzazione umana è perfetta), per molte altre  mi pare lei sia stata quasi “soggiogata” dall'idea di trovarsi di fronte a una o più “sette” originate da altra cultura oltre a quella cristiana; le sue stesse parole “Quella dei pentecostali è la religione … In Italia ha già 600 mila adepti.” tradiscono questo concetto di trovarsi non di fronte a un differente spettro dell'arcobaleno cristiano (di cui fa parte la stessa chiesa cattolica) ma a qualcosa di completamente avulso e, potenzialmente, pernicioso. 

In altre nazioni (ad esempio negli Stati Uniti, in Germania, nel Regno Unito)  non avendo una tradizione prettamente “cattolica”(che permea l'Italia ben oltre l'ambito ecclesiastico nella natura stessa della società e della comune percezione), questa differenza (ingenerata in Italia  “ex lege” nella distinzione tra “cattolici” e “acattolici”) non esiste: talvolta la chiesa cattolica è una minoranza rispetto alle “altre” denominazioni cristiane, ma mai viene vista come “religione” a se, né i suoi fedeli come degli “adepti”. 

  Ciò che mi ha stupito è questo passaggio in particolare: 

  “Primo: rifiutano la struttura cattolica; il rapporto con il trascendente è personale; le comunità gemmano di continuo nuove chiese, nuovi pastori. Secondo: la Bibbia «non erra mai», è l’unico testo, il solo fondamento, e va considerata per intero, dal Levitico agli Atti. Terzo: i doni dello Spirito Santo funzionano ancora. Per cui lo Spirito può scendere, far parlare le persone “in lingue”, curarle e liberarle dal demonio (che esiste, è concreto, gli esorcismi frequenti).” 

  Mi ha stupito in quanto, che lei sia cattolica o meno, credente o meno, essendo vissuta in Italia, dovrebbe conoscere che quello che lei vede come una base comune di elementi che caratterizzano le chiese pentecostali altro non siano che caratteristiche mutuate e presenti anche nel catechismo delle chiesa cattolica.  Permetta che glie le elenchi.

  Primo: più e più pontefici, non ultimo Bergoglio (che, per altro, nella sua visita alla  chiesa pentecostale della Riconciliazione di Caserta, ha chiesto ai cattolici di smetterla di indicare come sette le chiese differenti da quelle cattoliche) hanno esortato a ricordarsi che il cristianesimo è un rapporto diretto e non mediato con Dio. 

Secondo: l'inerranza della Bibbia è un punto fermo della chiesa Cattolica (che ha poi aggiunto nel tempo l'inerranza dei Padri della chiesa e del Papa... Ah, mi permetta: la Bibbia va da Genesi a Apocalisse... per tutte le denominazioni cristiane; Levitico è il terzo libro dell'Antico Testamento che ne conta 39 ed Atti è il quinto del Nuovo Testamento che ne conta 27!). 

Terzo: la chiesa cattolica sprona a ricercare ed utilizzare i vari doni dello Spirito, tra cui, la guarigione e la liberazione dagli spiriti (tanto è vero che ha esorcisti riconosciuti e famosi). 

Non le cito i passi del catechismo cattolico dove questi punti sono chiaramente espressi perché sono certo lei li conosca come giornalista che si occupa di religioni. 

  Mi perdoni, Francesca, non ce l'ho con lei, ma il panorama che lei disegna delle chiese pentecostali in Italia e, di riflesso, del movimento evangelico di cui fanno parte, è ben lontano dalla realtà dei fatti, dove meno del 3% della popolazione attuale è connessa ad una qualche chiesa evangelica e dove la tendenza non è quella espansiva, ma piuttosto di stasi se non di regresso (come pure quella della chiesa cattolica). 

  Lei si è concentrata sulle “grandi” chiese delle grandi città (così rare da potersi contare sulle dita di una mano) e sugli aspetti “estremi e spettacolari”, che servono si a proporre un articolo da effetto su un settimanale autorevole, ma che  non rappresentano minimamente la natura, lo scopo  e l'impegno delle chiese evangeliche (di cui i pentecostali possono essere intesi come parte) in Italia, la cui dimensione media non supera i quaranta membri. 

  Se le interessa davvero capire la natura del movimento pentecostale (ed evangelico) in Italia, è nelle piccole realtà locali che deve cercare; piccole entità fatte di una ventina di persone appartenenti spessissimo al ceto medio-basso o all'immigrazione, che talvolta danno ben oltre la decima parte del loro reddito (che, in una comunità “sana”, non è mai imposta ma sempre suggerita come traguardo, ma viene enfatizzato il concetto paolino che dice “Ognuno dia secondo la prosperità concessa”) ma che più frequentemente ricevono piuttosto che dare sostegno. Che sovente si sobbarcano in silenzio il compito dell'integrazione dei migranti a proprie spese, dove con i minuscoli mezzi a disposizione si organizzano sostegni per i bambini scolastici, banchi alimentari per i poveri, aiuti ai terremotati, corsi di lingua per migranti e quant'altro occorra a rendere la chiesa un luogo di accoglienza piuttosto che di mera aggregazione.   

  Vivendo  l'ambito evangelico da più di venti anni come pastore, questa è la realtà italiana delle chiese che conosco e che mi piacerebbe lei avesse visto (e che mi piacerebbe mostrarle), al di là dei “fenomeni” estremi che, ahimè, esistono in ogni espressione di aggregazione umana. 

Sono sicuro che, se lei cerca, troverà chiese pronte ad illustrale ciò che, in silenzio e senza enfasi, fanno quotidianamente, pronte ad aprire i propri “libri contabili” a lei come a ciascuno che lo richieda per mostrare come vengono utilizzati i soldi delle collette.
Pronte ad accoglierla se lei cerca di capire e non la mera notizia. 

  E, mi creda Francesca, per il 99% di coloro che conducono quel 3% evangelico, non esiste alcun “business Gesù”, ma piuttosto c'è un dare costante dal proprio, sia in impegno che in risorse al fine di rendere questa nazione migliore di come è attualmente. 

  Le giungano i miei cordiali saluti.   


Marco Delle Monache 
Pastore Evangelico 
Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite 
Montefiascone (VT) 


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Sinceramente, non nutro alcuna speranza che la lettera venga in qualche modo pubblicata da l'Espresso, né che ci sia un "ripensamento sulla via di Damasco" dell'autrice. E, tra l'altro, l'articolo non era neppure indirizzato contro la denominazione evangelica di cui è parte la chiesa che conduco. Avrei potuto, semplicemente, leggere, commentare con qualche amico,  postare un commento al vetriolo su qualche social.. e stop!

"Perché, allora, hai deciso di scrivere?" mi chiederete: perché ritengo sia ora che noi evangelici impariamo tre cose:

  • quando una denominazione evangelica è "sotto tiro", gli effetti non si limitano a quella specifica denominazione, ma investono tutto il movimento evangelico in Italia; 
  • è doveroso, come fratelli in Cristo, mettere a nudo le falsità che vengono dette contro questa o quella denominazione, anche quando non si tratta della nostra;
  • nessuno verrà in nostro soccorso se non siamo prima noi a venire in soccorso di noi stessi contro gli attacchi che il mondo ci sferra contro.
Il mio auspicio è che sempre più credenti inizino a "puntare i piedi", a dire "No! Questo non è esatto!" quando altri parlano di noi in maniera incorretta, siano essi i capi delle organizzazioni evangeliche italiane, o i pastori, ma anche ciascuno dei credenti.

Solo così potremo, nel tempo, acquisire autorevolezza, crescere noi e far crescere la nostra percezione a livello della nostra nazione.

Ma, ripeto, è un lavoro che spetta A TUTTI, non solo ai pastori...

Marco
  

venerdì 15 luglio 2016

Verrà il tempo...


Dovrei stupirmi? Dovremmo stupirci? L’ennesima strage che ha come “sottofondo” il grido “الله أَكْبَر” ovvero “Allah Akbar”, “Il dio Allah è il più grande”, dovrebbe stupirmi?.
E’ tutto già stato detto, e non voglio ripetere in mainera stucchevole le parole trite e ritrite profferite a cadenza (ormai purtroppo) regolare ad ogni “strage”: 11 Settembre, Atocha, Londra, Bruxelles, Chalie Hebdo, Batalcan, Istambul, Dacca... ora Nizza.
Non voglio citare né Oriana Fallaci ed il suo “La rabbia e l’orgoglio” anche se, per molti versi, c’erano germi di verità, commisti a populisto radical-chic; né altri per cui la soluzione è una impraticabile diga all’immigrato.
Senza considerare che, per la maggior parte, le stragi sono frutto non di “immigrati”, ma di “cittadini”. Gente di seconda, a volte terza generazione. Persone ormai assorbite, o che forse ci siamo illusi di assorbire, nella nostra cultura occidentale: liberale, aperta di mente a tutto e a tutti. Forse troppo aperta. Forse così aperta di mente che, a qualche livello, il nostro pensiero è, irrimediabilmente, scivolato fuori... lasciandoci senza una nostra identità. Quella identità che, invece, i “cittadini” nuovi, hanno tenuto stretta.
Ma dovrei realmente stupirmi di ciò che accade? Se mi affidassi all’idea dell’inarrestabile progresso umano, del fatto che il bene prevale sempre sul male... SI! Dovrei stupirmi.
Tuttavia, qualcuno, tanto tempo fa, mi ha confidato che, in fondo, le cose per me non sarebbero andate migliorando.
"Verrà il tempo in cui tutte queste cose che voi ammirate saranno distrutte. Non sarà lasciata pietra su pietra; tutto sarà demolito!" Allora gli domandarono: "Maestro, quando accadranno queste cose? Quali saranno gli avvertimenti che stanno per accadere?" Gesù rispose: "Fate attenzione, non lasciatevi ingannare, perché molti verranno usando il mio nome dicendo: "Sono io!" oppure: "Il tempo è quasi giunto!" Voi però non seguiteli! "Quando sentirete parlare di guerre e rivoluzioni, non spaventatevi! È vero, le guerre devono scoppiare prima, ma ciò non significa che la fine debba venire subito dopo". Poi disse: "Una nazione entrerà in guerra contro un'altra e un regno contro un altro regno...
Ma prima che tutto questo avvenga vi arresteranno, ci sarà un periodo di persecuzione: sarete trascinati nelle sinagoghe e nelle prigioni, davanti a re e governatori per amore del mio nome. Ma ciò vi darà l'occasione di testimoniare...
In quel periodo perfino i vostri genitori, i fratelli, i parenti e gli amici vi tradiranno; ed alcuni di voi saranno uccisi. Tutti vi odieranno, perché siete miei. ... Alcuni saranno uccisi dalle armi nemiche, altri saranno deportati in tutte le nazioni del mondo... Gerusalemme sarà conquistata e calpestata dagli stranieri, finché non finirà il periodo del loro trionfo... I popoli saranno sconvolti, terrorizzati dal rimbombo delle onde in tempesta. Gli uomini sverranno dalla paura e dall'ansietà di fronte al destino spaventoso che vedranno avvicinarsi, perché perfino la stabilità dei cieli sarà sconvolta." (Luca 21:6-26)
Non sono stupito. Nasciamo cattivi dentro. Dobbiamo apprendere ad amare. E non basta un passaporto che attesti che sei di un luogo. Il tuo passaporto deve essere tatuato nella tua anima.
Perché devi aver scelto deliberatente di amare, non di odiare.
"Così, quando cominceranno ad accadere tutte queste cose, state all'erta e alzate la testa, perché il tempo della vostra liberazione è vicino!" (Luca 21:28)

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