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giovedì 17 ottobre 2013

Cinque verità su di te per capire come diventare un pastore migliore.


Nel 2014 entrerò nel mio ventiduesimo anno di servizio al Signore. 

Più di metà di questo tempo l'ho trascorso come pastore, prima di un esiguo numero di adolescenti in una chiesa di dieci persone, poi di una chiesa di quasi cento membri; da dieci anni lo sono in una chiesa di ... beh,  di una chiesa che cresce e diminuisce come il vino che produce il colle dove è stata piantata.

Ci sono anni dove il raccolto è abbondante, ma la qualità non è la migliore, il bouquet di profumi non si lega per creare un buon bicchiere, e il retrogusto è un po' amarognolo.

Altri anni, invece, il prodotto è scarso, ma il sapore è superbo, il bouquet pieno, il retrogusto corposo e che rimane in bocca per ore dopo averlo assaggiato (avete capito che mi piace un buon bicchiere di vino, vero?).

Ma, immancabilmente, in ogni stagione, sia che il prodotto sia abbondante che scarso, sia che il sapore sia mediocre o superbo, arriva a un certo punto la stanchezza, la voglia di smontate tutto e ricominciare daccapo, o peggio, di fuggire via dalla fatica di dissodare il terreno che da tanto non ha visto né zappa né vanga.

Può arrivare alla fine di culto sotto forma di commento ad una predica: "... ma io ho sentito altri che la pensano in modo diverso..." citando poi decine di pagine web consultate sull'argomento della tua predica. Oppure durante una riunione di chiesa sotto forma di suggerimento "creativo" per la vita della comunità... che va in senso completamente opposto a quello che con fatica stai portando avanti da tempo.

Può giungere dal nuovo arrivo di domenica scorsa, che ti chiede se sia possibile modificare il culto così che rassomigli di più alla chiesa che frequentava fino a tre settimane fa, oppure da uno dei membri "storici" della tua congregazione che, all'improvviso scopre di "non sentirsi più amato". 

Cosa fai, in queste occasioni, oltre a utilizzare tua moglie come "spalla" su cui piangere la tua frustrazione?

In questi momenti, è bello trovare altri che possono dirti di aver percorso le medesime strade tortuose, fatto le stesse scale in su e in giù, tirato il medesimo carro...

Quella che segue è una breve riflessione che mi ha edificato, fatto sorridere... e che ha rimesso nella giusta prospettiva il perché sto facendo quello che sto facendo, e da chi tutto dipende. 

La offro a tutti i miei colleghi pastori, per i quali nutro una ammirazione ed un amore immenso. Ma anche a tutti i membri di chiesa, perché possano riflettere e capire che, al di là del pulpito, non ci sono superuomini... ma semplicemente uomini che sono stati chiamati al ministero e che, un giorno, ne dovranno rendere conto a Gesù.

"Obbedite a quelli che dirigono le chiese e fate volentieri ciò che vi suggeriscono, perché è loro compito sorvegliare le vostre anime, di cui dovranno rendere conto a Dio. " (Ebrei 13:17 PV)

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Le verità dolorose di solito sono spesso quelle che meglio aiutano crescere. Queste cinque verità su di te come pastore sono dolorose da comprendere , ma ti aiuteranno a crescere come pastore e come persona.

1. Tu non sei il miglior pastore che esista.

Mi spiace molto di fartelo notare, ma dimmi una competenza pastorale (ad esempio, la predicazione, il discepolato, l' amministrazione) e potrò sempre trovare un altro pastore che è più bravo di te....ed è giusto così! Tu non stai cercando di essere migliore del Pastore Tal dei Tali (almeno spero tu non lo faccia), mai stai cercando di essere il pastore migliore tu possa essere con ciò che Dio ti ha dato in modo da poter servire la chiesa dove Dio ti ha posto.

2. Tu non piaci a tutti e non piacerai a tutti.

So che pensi di essere amabile. Forse lo sei, o forse non lo sei. Alcune persone odiano Topo Gigio o l'orsacchiotto di peluche, ma a un sacco di gente piace Lady Gaga. Il mio punto è che tu sei meraviglioso come sei; alcune persone non si sentiranno legate a te, non gli piacerai e non saranno capaci di seguirti....e va bene così! Se quelle persone continuano a trovare un posto dove possono servire e non creare problemi, lasciale andare con Dio e non perdere tempo con l'opinione che loro hanno di te.

3. Tu non sai tutto.

Certamente non vorrei dirtelo. Se hai frequentato un seminario biblico allora la tua area di esperienza sarà la teologia, o gli studi biblici, o una combinazione di questi. Al seminario la mia area di competenza era la teologia sistematica (io sono un pensatore sistematico). Questo è stato confermato dalla facoltà in cui ho studiato quando ho ricevuto la laurea. Tuttavia, sono stato addestrato anche in altri settori e questo, insieme con la mia esperienza sia nel ministero di pastore sia di laico, fanno si che possa parlare un po' come un esperto in quelle aree. A volte sono in grado di parlare anche al di fuori di queste specifiche aree; ero nella direzione di una grande compagnia finanziaria prima di entrare nel ministero di chiesa, così posso parlare di alcuni aspetti della vita aziendale. Posso parlare di quale fotocopiatrice dovremmo usare perché io le usavo ed ero responsabile per le macchine nel mio reparto quando ero nel mondo degli affari.

In altre zone devo rinviare il giudizio ad altre persone. Non so nulla di copertura dei tetti, quindi il mio parere è praticamente inutile quando si tratta di che ditta dovremmo contattare per rifare il tetto della chiesa. Idem per una ditta che riasfalti il parcheggio. Io non so che cosa sia rotto nel condizionatore dell'aria. Non posso dirvi dove si dovrebbero investire i fondi pensione (ho un amico che ne sa qualcosa e ve lo consiglio, ma a parte questo ...).

E sai una cosa? Non devo neppure saperne! La chiesa non mi ha chiamato perché ero un affidabile riparatore di condizionatori d'aria, mi hanno chiamato a servire come pastore. Finché io darò il meglio che posso in questo, tutto andrà bene. Se la chiesa è alla ricerca di qualcosa di più o di diverso, ha aspettative non realistiche.

4. Ci sono persone nella tua chiesa che possono fare alcune cose meglio di te.

Questo è simile al punto precedente, ma colpisce "un po' più vicino a casa". Probabilmente ci sono persone nella tua chiesa che sono migliori di te, anche in ambiti come il discepolato, l'evangelizzazione, la cura pastorale, e di altre zone del ministero di chiesa. Ci sono due modi per rispondere a questo:
  1. puoi essere geloso, metterci di mezzo il tuo orgoglio, e rifiutare di lasciare che queste persone utilizzino i loro doni al servizio della Chiesa, servano il Signore, e rendano la tua vita e il tuo ministero più facile e migliore;

    oppure
  2. puoi essere grato a Dio che ha mandato qualcuno a servire la Chiesa compensando le zone in cui tu sei debole
Se credi che tutto debba passare da te, allora poi fare il primattore, ma se hai capito che si tratta di Cristo e della sua Chiesa, allora la tua unica risposta ragionevole è la gratitudine perché il corpo di Cristo viene aiutato.

5. Così come tu sei paziente con gli altri, a volte gli altri lo sono altrettanto con te.

So che la gente può essere difficile (vi prego di credermi quando dico: "Lo so." Lo so per davvero). Ma a volte anche tu puoi essere difficile. Questo è solo un dato di fatto e sai che è vero (non far finta che non lo sia).

Se servi la tua gente bene e la ami con l'amore di Cristo, la maggior parte di loro ti amerà (quelli che non riesci propri ad amare, li devi lasciare al Signore). Quando le persone ti amano a loro volta, metteranno da parte il tuo carattere non proprio perfetto.

Io sono notoriamente irritabile; non sono spesso un musone, ma a volte sono semplicemente irritabile. Io cerco di non esserlo e ho dovuto chiedere scusa più di una volta per il mio nervosismo, ma le persone mi hanno sempre amato a dispetto del mio carattere. So che sono stati gentili con me solo perché mi vogliono bene, e per questo mi è ancora più facile di amarli a mia volta.

L'amore che mi rendono conferma solo che io sono dove Dio vuole che io sia.
Michael Jones - Pastore della Zion Baptist Church - Taylor (Michigan - USA)


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Essere pastore, anziano, responsabile, o in qualsiasi modo si chiami la tua posizione di leader nella tua chiesa, a seconda della sua denominazione di origine, è un misto di onore e fatica, di gioia e dolore, di scoraggiamento e di eccitazione. 

E la chiave del successo non si misura nel numero di sedie che riesci a riempire (sebbene i numeri contino, poiché i numeri rappresentano persone salvate), ma nell'adempiere al meglio ciò che Dio ti ha comandato di fare, ricordando che non sei un superuomo, ma un uomo comune (se ti bucano, sanguini anche tu), con i tuoi limiti, le tue manie, le tue fragilità, ma anche i tuoi doni e talenti, i punti di forza e le capacità dovute all'esperienza.

Fintanto che darai il meglio di te, non per apparire, ma per servire, sarai al sicuro, nonostante la fatica, lo scoraggiamento e i dubbi (che sono la fonte su cui costruire certezze future).

E scoprirai che il bouquet del vino che produce la vigna dove stai lavorando ha sempre, immancabilmente, sia nelle annate di abbondanza che in quelle di carestia, il sapore superbo e perfetto di Colui che ti ha chiamato a servire.

"Abbiate cura del gregge che Dio vi ha affidato; sorvegliatelo di buona voglia, non per obbligo né per interesse, ma perché desiderate con tutto il cuore fare ciò che il Signore desidera.  Allora, quando apparirà Cristo, il capo di tutti i pastori, riceverete una gloriosa ricompensa che durerà per sempre." (1 Pietro 5:2-4 PV)
Marco
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