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lunedì 27 gennaio 2014

L'ultimo nemico: pensieri a margine della morte di Paolo Lozzi

La morte è un evento che molti individuano come l'unico assolutamente naturale e ineluttabile. Così come c'è la nascita, c'è la morte; c'è un inizio, e c'è una fine.

Ma la morte di un figlio è la cosa più innaturale che possa accadere durante la vita di qualsiasi genitore: colui nel quale (o nella quale) abbiamo riposto le nostre speranze, il nostro futuro, a cui abbiamo donato geni in forma di statura, colore degli occhi e carattere, perché continuasse per noi la corsa, se ne va prima che noi stessi tagliamo il traguardo.

Non sono d'accodo con l'accezione comune della morte. Come credente, per me è la morte in se l'evento più innaturale che possa esistere; non era prevista nei piani di Dio alla Creazione. Eravamo stati creati per vivere eternamente, e felici; ma poi, lungo il cammino, essa è entrata a far parte della storia di ciascuno di noi, lottando contro di noi.

Essa è un nemico, e uno di quelli più forti, che vuole schiacciarci, imprigionarci e metterci in ginocchio. E' questa la sensazione che mi ha pervaso visitando la camera ardente allestita nel Comune di Montefiascone per Paolo Lozzi, il giovane elicotterista morto assieme al suo Comandante nell'incidente di cui tutti i media nazionali hanno parlato negli ultimi giorni .

Assieme alla madre e al padre, assieme alla nonna, a altri che non conosco e fanno parte della famiglia, assieme all'incessante flusso di persone che venivano a tributare  Paolo e i suoi cari di un saluto e di un abbraccio, talvolta senza dire nulla, non ha potuto non colpirmi il gran numero di giovani, seduti di fianco al feretro; e due di questi, in ginocchio, a toccare il legno che contiene una persona che hanno amato e che continuano ad amare, forse più intensamente ora che sanno di averla perduta.

Erano il fratello gemello e la fidanzata, vestiti di una giacca mimetica ad indentificarsi con il sogno che Paolo aveva raggiunto, piegati da quel nemico, e increduli che quell'evento fosse potuto accadere proprio al loro amato.

Vedendo le insegne militari sulla bara, è stato quasi automatico pensare alla frase di Paolo, riportata sui giornali locali: “Sono un militare e devo essere pronto a morire, mamma e papà, non lo dimenticate”.

Il nemico quello vero, non è il terrorista o l'incursore con un lanciamissili che ti abbatte durante un'azione militare, né l'incidente sempre possibile quando ci si addestra alle azioni estreme: il nemico vero, è un nemico innaturale, che ti vuole in ginocchio e vinto per sempre.

L'ultimo nemico ad essere distrutto sarà la morte. dice l'apostolo Paolo  in 1 Corinzi 15:26. Non conoscevo Paolo Lozzi, e non so nulla di quello che fosse la sua maniera di vedere il mondo e le cose. Ma conosco sua madre, che è stata "l'angelo custode" di mio figlio Matteo durante la scuola media, e so che lei come gli altri della sua famiglia gli hanno parlato di Cristo. E so che, se lui lo ha accettato accogliendolo come suo personale Salvatore, mi viene da dire “suo capo” essendo lui un militare, in un momento lontano o vicino dei suoi 25 anni, allora la sua non è una guerra persa, ma semplicemente una delle tante azioni di essa che ha volto a suo sfavore.

Ma la guerra è già stata vinta! Perciò bisogna che Cristo regni, finché non abbia posto sotto i suoi piedi tutti i nemici" dice lo stesso Paolo qualche riga più sopra in 1 Corinzi. Se l'elicotterista Paolo, se il soldato Paolo è parte dell'esercito di Cristo, allora il suo nemico è già sotto i suoi piedi.

E il mio più grande dolore è stato proprio quello di vedere così tanti giovani disperati, e quelle due figure in ginocchio, piegate e apparentemente vinte dal nemico.

E avrei voluto andare da ciascuno di loro e dirgli “Fate cordoglio, poiché non lo vedrete più per un poco! Ma se Paolo ha creduto, non vi fate ingannare dal nemico; non è egli che ha vinto, poiché, come dice l'apostolo Paolo in Romani 8:37-39: Ma in tutte queste cose la vittoria schiacciante è nostra, grazie a colui, che ci ha tanto amato. Sono convinto che niente potrà mai separarci dal suo amore. Né la morte, né la vita, né gli angeli, né i capi spirituali, né il presente, né il futuro né le potenze demoniache e neppure le altezze o le profondità, nessuna cosa che Dio ha creato sarà mai capace di separarci dall'amore che Dio ci ha mostrato in Gesù Cristo, nostro Signore!. Fate cordoglio, ma sappiate che se affidate la vostra vita naturale a Colui che della vita è l'autore, questo non è che uno scontro a fuoco in cui uno di noi ha capitolato, non la guerra persa! Affidatevi a Cristo, e sollevatevi dalle vostre ginocchia, e rendete pure omaggio a colui che è caduto, ma che rivedrete vittorioso assieme a voi, se lui e voi avrete legato la vostra vita al capo vittorioso che è Cristo. Così, l'inizio e la fine non saranno più la nascita e la morte, ma Cristo: “ Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.” (Apocalisse 22:13)."

Affido quelle riflessioni a questa pagina web, sperando che qualcuno di quei giovani che attorniavano il feretro leggano, e sappiano trarne conforto o decisioni.

Ciao soldato Paolo, spero avremo tempo di conoscerci, quando si festeggerà la sconfitta dell'ultimo nemico.

Marco



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