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giovedì 28 novembre 2013

Decrittografare i messaggi

Immaginatevi la scena.

Un extra-terrestre in forme umane entra in una nostra chiesa la domenica; ad accoglierlo ci sono due signore sorridenti che gli mettono in mano due libri, uno di simil-pelle nera e un raccoglitore ad anelli con paginette di plastica. Così, con le mani già piene, viene fatto accomodare in una sedia in fondo.

La cosa che nota è che alle pareti ci sono tante scritte: “Sarà tempo di elezioni” pensa, visto che sotto c'è il nome del candidato: Matteo, Pietro, Isaia... Nota anche che tutte le donne sono uscite di casa in fretta e furia senza pettinarsi, visto che hanno preso un centrino sottovaso e se lo sono messo in testa.

A un certo punto inizia la musica, una persona dice un numero e tutti si alzano in piedi e iniziano a cantare: “E' forse la prova generale per un concerto?” pensa, ma poi vede persone che si commuovono e piangono: “No, forse è morto il compositore”, pensa di nuovo.

Dopo un po', di canti, le persone siedono, e alcuni, con una voce grave e profonda si alzano a turno, pronunciando frasi di una lingua oscura: “onnipotente... trino... affinché...”. Si preoccupa un poco, quando uno di essi chiede ad un certo “Spirito” di inondare quel luogo, ed inizia a cercare il giubbotto di salvataggio sotto la sedia e l'uscita di sicurezza più vicina. Ma poi vede che non arriva acqua da nessuna parte e si tranquillizza.

Ora passano per la stanza due persone con due vassoi: in uno ci sono dei piccoli pezzi di pane, e nell'altro  una serie di bicchierini con un liquido rosso che pare un “cicchetto”: “Avevo giusto cominciato ad avere fame”, pensa mentre arraffa una manciata di pezzettini di pane e un paio di “shots” dai vassoi ricoperti di velluto viola... ma la faccia schifata del suo vicino di sedia lo fa desistere, e rimette tutto a suo posto.

Una persona anziana sale su un palco ed inizia a parlare: prima è calmo, ma man mano inizia da alterarsi, fino a quando comincia ad urlare alla gente:” Gli avranno fatto qualche sgarbo”, pensa, ma poi vede che le persone annuiscono a ciò che sta dicendo :”Mi sa che sono dispiaciuti di averlo offeso”, pensa, mentre guarda il suo vicino che piange di nuovo.

Pensa anche che chi parla deve avere uno strano “tic”, visto che continua, con cadenza quasi regolare, a pronunciare due parole fuori dal contesto di quello che sta dicendo: "Alleluja" e "Amén", quest' ultima, spesso, con un punto interrogativo alla fine: "Amen?". Ma la cosa ancora più strana è che il "tic" deve essere contagioso, visto che gran parte delle persone risponde con le medesime, inquietanti parole, modificando solo il punto interrogativo con uno esclamativo: "Amén!".

Pensa anche che è capitato in una famiglia dove il controllo delle nascite è stato quanto mai carente, visto che la persona che sta parlando si rivolge agli altri che ascoltano chiamandoli  "fratello" e "sorella". “Forse sono intolleranti ai contraccettivi”, pensa.

Dopo un ultimo canto, tutti quanti si alzano e cominciano ad abbracciarsi, a darsi pacche sulle spalle e a baciarsi: “Mi sa che hanno fatto pace”, pensa, mentre esce e riflette che la prossima settimana si guarderà bene dal visitare ancora quella mega-famiglia un po' bizzarra.
...

Perdonatemi, non voglio offendere nessuno, e sappiate che, per un buon 70%, sto descrivendo quello che facciamo ogni domenica nella chiesa di cui sono pastore. Ma da molto tempo sto riflettendo sulla valenza del messaggio che diamo al mondo e quali sono i mezzi e le forme con cui lo comunichiamo: la valenza, è, ovviamente, eterna, ma le forme di comunicazione sono quanto mai carenti.

Ci deve essere una maniera per coniugare tradizione e modernità, evangelo e linguaggio comune. Gesù parlava alle folle, e di certo non usava il linguaggio di sei secoli prima, ma, essendo del popolo, e parlando al popolo, parlava la lingua del popolo. Era rispettoso per molte tradizioni, ma per altre usava la frusta e ribaltava tavoli.

In un mondo dove la comunicazione è gran parte, se non tutto, dobbiamo essere attenti a come comunichiamo Cristo.

Se non “decrittografiamo” i messaggi, così che anche un extra-terrestre possa comprendere di cosa e di chi stiamo parlando, stiamo mancando il bersaglio.

Se non ci badiamo, e vogliamo rimanere aggrappati alle nostre (se pur sane e lodevoli) tradizioni, gli extra-terresti, senza tema di smentita, saremo noi.

E il nostro testimoniare Cristo sarà, immancabilmente, inefficace.

Marco

sabato 16 novembre 2013

Un mondo malato alla ricerca del colpevole

Ha creato scalpore, oltre che disturbo, la vicenda delle baby (baby? Possiamo ormai definire “baby”delle donne di 15-16 anni?) prostitute nella “Roma bene” (bene? Possiamo definire “bene” coloro che hanno una gran quantità di danaro, ma zero morale, zero correttezza, zero rispetto?)...

OK. Ho provato a pensare di scrivere un pezzo come, giornalisticamente, si dovrebbe: dare l'antefatto, esporre il fatto, cercare di individuare il problema, suggerire la soluzione... ma quello che mi esce pensando a quello che è accaduto a Roma, non è un “pezzo giornalistico... non esce dalla mia mente, ma dalla mia “pancia”, con tutto il disgusto di sapere che quello che è accaduto, accade ora, mentre sto scrivendo, e che accadrà ancora nella nostra civilissima Italia...

Quello che mi sconvolge non è il fatto che ci siano degli uomini che sfruttano delle giovani donne (smettiamola di chiamarle “baby” per favore!), né che i clienti siano uomini benestanti, padri di famiglia, impiegati come pure industriali (e smettiamola di chiamarli “bene” solo perché hanno giacca e cravatta e un conto più o meno florido in banca!); non è nulla di nuovo.

Quello che mi stupisce (e mi indigna), è la ricerca, tutta italica, del “colpevole”. Noi italiani (ma forse non solo noi), in fondo, siamo delle persone semplici: ragioniamo per concetti semplici. Per cui, se c'è qualcosa che non va, ci deve essere qualcuno che è responsabile. E' necessario ci sia, così che possiamo rilassarci e sapere che la colpa è di qualcun altro.

Nella fattispecie, ci deve essere un colpevole perché una quindicenne che frequenta il liceo ed è bella (mia nonna avrebbe detto “la bellezza del somaro”, quella che a 15 anni tutte possiedono!) , decide di prostituirsi con un sessantenne che, a ragione,  potrebbe essere suo nonno.

Il fatto crea scalpore, crea sdegno... e così parte la ricerca del colpevole! Chi ha reso possibile tutto questo? Ed ecco la “semplificazione”: questa volta se ne incarica la europarlamentare Sonia Alfano: “Il fenomeno delle baby prostitute c’è sempre stato, ma Berlusconi ne ha prodotto una legittimazione sociale e culturale. Con il caso Ruby molti uomini, anche anziani, vedendo l’esempio di un politico, per la precisione l’ex Presidente del Consiglio, che andava con una diciassettenne, si sono sentiti attratti dalla capacità di questa persona di essere considerata interessante per una ragazzina di quell’età a tal punto da fare loro invidia. Per me questo èveramente devastante come messaggio”.

Eccolo, finalmente, il colpevole! Il colpevole della decadenza morale italiana è un (ormai) tristo signore utrasettantenne, operato di carcinoma, in procinto di essere incarcerato e alla fine della sua (breve, considerando i “tecnocrati” di altri partiti) ventennale carriera politica.

Mi spiace, signora Alfano, Berlusconi è (forse) un “frutto”, non LA causa! E' (ammesso che il suo teorema sia corretto) meramente la massima espressione (grazie alla sua rilevanza politica) di quello che la decadenza morale italiana ha prodotto negli ultimi quaranta anni.

Basta leggere i dattiloscritti dell'interrogatorio di una delle giovani (non baby) prostitute per capirlo, e rabbrividire: “: (Ragazza): Avevo messo su Google: 'come guadagnare soldi.' È venuto fuori questo coso e ho mandato una mail che poi era Nunzio (Pizzacalla, uno deglisfruttatori arrestati ndr). I clienti li incontravamo a casa o anche in albergo.

Stride la necessità di "avere" a quindici anni, di trovare una fonte di reddito con cui soddisfare le necessità indotte della nostra società ammalata di modernismo, tecnologia e marketing: il nuovo smartphone, le scarpe alla moda, il biglietto per lo spettacolo o, peggio, la polverina per lo sballo... Sono queste le "inderogabili esigenze" che andranno a soddisfare i rapporti delle ragazze, non il mutuo di casa o il latte per il neonato...

E' davvero colpa di uno solo, tutto questo, o di quello che abbiamo trasmesso alle nuove generazioni in termini di valori morali ed etici?

Cosa è stato insegnato nelle case, negli ultimi 40 anni? Quali fortezze morali abbiamo edificato nei nostri figli, affinché preferissero “il meglio” non “il bene”, quel “bene materiale” con cui noi nominiamo la gente solo perché ha il portafoglio pieno? Quale etica domina le nostre mura domestiche? Quella del "diamoci una mano assieme" o quella del "gratta e vinci" in solitario?

Sinceramente, sarei più felice nel sapere che la colpa è di questo ultrasettantenne; mi tranquillizzerebbe. Mi farebbe pensare che il “resto” è sano...Sfortunatamente, non è così.

Il colpevole, il “mostro”, è da ricercare altrove, in un posto dove meno te lo aspetti: in quelle confortevoli mura di casa, davanti a una tv che non si spegne mai, dove i valori sono quelli che rimbalzano fuori da sit com, talk show e pubblicità: potere, soldi, sesso. Auto, bella donna (mezza nuda) whisky. Dove la morale a cui dice di ispirarsi la cattolicissima Italia è rimasta solo una etichetta da apporre fuori dai citofoni per dissuadere dal suonare qualcuno con “La Torre di Guardia” nella borsa di pelle nera.

“Grazie Sono Cattolico"... e poi? Quante volte hai insegnato ai tuoi figli e alle tue figlie che la purezza è un valore, e che invece “ogni lasciata è persa” è un errore? Quante volte hai dimostrato coi fatti che l'onestà è dura in un mondo di ladri, ma è ciò a cui siamo chiamati, e che invece il “fatti furbo in questo mondo di ladri” è facile, ma è quello che siamo chiamati a rifiutare? Quante volte hai detto che, nonostante tutto, bisogna a “dare a Cesare quel che è di Cesare”, e che alleggerire gli zeri sul “Modello Unico” è contro la tua morale?

Il problema vero, il motivo della decadenza, è che oltre quel cartello sul citofono o sulla porta, al di là di esso, c'è il “vuoto pneumatico” dei valori. Il mostro, mi spiace dirlo, siamo noi, ovvero tutti quelli che si sono mollemente adagiati sulla morale del “mordi e fuggi”del “ora e subito”, del “gratta e vinci”..

Per me, credente, non è nulla di nuovo, perché so che il mondo là fuori è dominato da altro che la morale a cui dovrebbe ispirarsi la cattolicissima Italia.

“Voi eravate spiritualmente morti, a causa dei peccati che avevate commesso, perché come tutti gli altri, avevate ubbidito al principe della potenza dell'aria, che agisce nel cuore di coloro che disubbidiscono al Signore. Del resto, noi tutti eravamo proprio come loro e facevamotutte quelle brutte cose che le nostre passioni e i nostri cattivipensieri ci suggerivano. “ (Efesini 2:1-3)

MI spiace, signora Alfano, l'utrasettantenne che cita non è la causa, ma il frutto dell'albero che, per quaranta anni (e forse molto di più) abbiamo fatto crescere nelle nostre case. E' il frutto di un mondo malato,che cerca di esorcizzare il suo male, cercando il colpevole, perché non vuole accettare che la colpa, qui in Italia e non solo, un po' per uno, spetta a tutti.


Marco

giovedì 17 ottobre 2013

Cinque verità su di te per capire come diventare un pastore migliore.


Nel 2014 entrerò nel mio ventiduesimo anno di servizio al Signore. 

Più di metà di questo tempo l'ho trascorso come pastore, prima di un esiguo numero di adolescenti in una chiesa di dieci persone, poi di una chiesa di quasi cento membri; da dieci anni lo sono in una chiesa di ... beh,  di una chiesa che cresce e diminuisce come il vino che produce il colle dove è stata piantata.

Ci sono anni dove il raccolto è abbondante, ma la qualità non è la migliore, il bouquet di profumi non si lega per creare un buon bicchiere, e il retrogusto è un po' amarognolo.

Altri anni, invece, il prodotto è scarso, ma il sapore è superbo, il bouquet pieno, il retrogusto corposo e che rimane in bocca per ore dopo averlo assaggiato (avete capito che mi piace un buon bicchiere di vino, vero?).

Ma, immancabilmente, in ogni stagione, sia che il prodotto sia abbondante che scarso, sia che il sapore sia mediocre o superbo, arriva a un certo punto la stanchezza, la voglia di smontate tutto e ricominciare daccapo, o peggio, di fuggire via dalla fatica di dissodare il terreno che da tanto non ha visto né zappa né vanga.

Può arrivare alla fine di culto sotto forma di commento ad una predica: "... ma io ho sentito altri che la pensano in modo diverso..." citando poi decine di pagine web consultate sull'argomento della tua predica. Oppure durante una riunione di chiesa sotto forma di suggerimento "creativo" per la vita della comunità... che va in senso completamente opposto a quello che con fatica stai portando avanti da tempo.

Può giungere dal nuovo arrivo di domenica scorsa, che ti chiede se sia possibile modificare il culto così che rassomigli di più alla chiesa che frequentava fino a tre settimane fa, oppure da uno dei membri "storici" della tua congregazione che, all'improvviso scopre di "non sentirsi più amato". 

Cosa fai, in queste occasioni, oltre a utilizzare tua moglie come "spalla" su cui piangere la tua frustrazione?

In questi momenti, è bello trovare altri che possono dirti di aver percorso le medesime strade tortuose, fatto le stesse scale in su e in giù, tirato il medesimo carro...

Quella che segue è una breve riflessione che mi ha edificato, fatto sorridere... e che ha rimesso nella giusta prospettiva il perché sto facendo quello che sto facendo, e da chi tutto dipende. 

La offro a tutti i miei colleghi pastori, per i quali nutro una ammirazione ed un amore immenso. Ma anche a tutti i membri di chiesa, perché possano riflettere e capire che, al di là del pulpito, non ci sono superuomini... ma semplicemente uomini che sono stati chiamati al ministero e che, un giorno, ne dovranno rendere conto a Gesù.

"Obbedite a quelli che dirigono le chiese e fate volentieri ciò che vi suggeriscono, perché è loro compito sorvegliare le vostre anime, di cui dovranno rendere conto a Dio. " (Ebrei 13:17 PV)

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Le verità dolorose di solito sono spesso quelle che meglio aiutano crescere. Queste cinque verità su di te come pastore sono dolorose da comprendere , ma ti aiuteranno a crescere come pastore e come persona.

1. Tu non sei il miglior pastore che esista.

Mi spiace molto di fartelo notare, ma dimmi una competenza pastorale (ad esempio, la predicazione, il discepolato, l' amministrazione) e potrò sempre trovare un altro pastore che è più bravo di te....ed è giusto così! Tu non stai cercando di essere migliore del Pastore Tal dei Tali (almeno spero tu non lo faccia), mai stai cercando di essere il pastore migliore tu possa essere con ciò che Dio ti ha dato in modo da poter servire la chiesa dove Dio ti ha posto.

2. Tu non piaci a tutti e non piacerai a tutti.

So che pensi di essere amabile. Forse lo sei, o forse non lo sei. Alcune persone odiano Topo Gigio o l'orsacchiotto di peluche, ma a un sacco di gente piace Lady Gaga. Il mio punto è che tu sei meraviglioso come sei; alcune persone non si sentiranno legate a te, non gli piacerai e non saranno capaci di seguirti....e va bene così! Se quelle persone continuano a trovare un posto dove possono servire e non creare problemi, lasciale andare con Dio e non perdere tempo con l'opinione che loro hanno di te.

3. Tu non sai tutto.

Certamente non vorrei dirtelo. Se hai frequentato un seminario biblico allora la tua area di esperienza sarà la teologia, o gli studi biblici, o una combinazione di questi. Al seminario la mia area di competenza era la teologia sistematica (io sono un pensatore sistematico). Questo è stato confermato dalla facoltà in cui ho studiato quando ho ricevuto la laurea. Tuttavia, sono stato addestrato anche in altri settori e questo, insieme con la mia esperienza sia nel ministero di pastore sia di laico, fanno si che possa parlare un po' come un esperto in quelle aree. A volte sono in grado di parlare anche al di fuori di queste specifiche aree; ero nella direzione di una grande compagnia finanziaria prima di entrare nel ministero di chiesa, così posso parlare di alcuni aspetti della vita aziendale. Posso parlare di quale fotocopiatrice dovremmo usare perché io le usavo ed ero responsabile per le macchine nel mio reparto quando ero nel mondo degli affari.

In altre zone devo rinviare il giudizio ad altre persone. Non so nulla di copertura dei tetti, quindi il mio parere è praticamente inutile quando si tratta di che ditta dovremmo contattare per rifare il tetto della chiesa. Idem per una ditta che riasfalti il parcheggio. Io non so che cosa sia rotto nel condizionatore dell'aria. Non posso dirvi dove si dovrebbero investire i fondi pensione (ho un amico che ne sa qualcosa e ve lo consiglio, ma a parte questo ...).

E sai una cosa? Non devo neppure saperne! La chiesa non mi ha chiamato perché ero un affidabile riparatore di condizionatori d'aria, mi hanno chiamato a servire come pastore. Finché io darò il meglio che posso in questo, tutto andrà bene. Se la chiesa è alla ricerca di qualcosa di più o di diverso, ha aspettative non realistiche.

4. Ci sono persone nella tua chiesa che possono fare alcune cose meglio di te.

Questo è simile al punto precedente, ma colpisce "un po' più vicino a casa". Probabilmente ci sono persone nella tua chiesa che sono migliori di te, anche in ambiti come il discepolato, l'evangelizzazione, la cura pastorale, e di altre zone del ministero di chiesa. Ci sono due modi per rispondere a questo:
  1. puoi essere geloso, metterci di mezzo il tuo orgoglio, e rifiutare di lasciare che queste persone utilizzino i loro doni al servizio della Chiesa, servano il Signore, e rendano la tua vita e il tuo ministero più facile e migliore;

    oppure
  2. puoi essere grato a Dio che ha mandato qualcuno a servire la Chiesa compensando le zone in cui tu sei debole
Se credi che tutto debba passare da te, allora poi fare il primattore, ma se hai capito che si tratta di Cristo e della sua Chiesa, allora la tua unica risposta ragionevole è la gratitudine perché il corpo di Cristo viene aiutato.

5. Così come tu sei paziente con gli altri, a volte gli altri lo sono altrettanto con te.

So che la gente può essere difficile (vi prego di credermi quando dico: "Lo so." Lo so per davvero). Ma a volte anche tu puoi essere difficile. Questo è solo un dato di fatto e sai che è vero (non far finta che non lo sia).

Se servi la tua gente bene e la ami con l'amore di Cristo, la maggior parte di loro ti amerà (quelli che non riesci propri ad amare, li devi lasciare al Signore). Quando le persone ti amano a loro volta, metteranno da parte il tuo carattere non proprio perfetto.

Io sono notoriamente irritabile; non sono spesso un musone, ma a volte sono semplicemente irritabile. Io cerco di non esserlo e ho dovuto chiedere scusa più di una volta per il mio nervosismo, ma le persone mi hanno sempre amato a dispetto del mio carattere. So che sono stati gentili con me solo perché mi vogliono bene, e per questo mi è ancora più facile di amarli a mia volta.

L'amore che mi rendono conferma solo che io sono dove Dio vuole che io sia.
Michael Jones - Pastore della Zion Baptist Church - Taylor (Michigan - USA)


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Essere pastore, anziano, responsabile, o in qualsiasi modo si chiami la tua posizione di leader nella tua chiesa, a seconda della sua denominazione di origine, è un misto di onore e fatica, di gioia e dolore, di scoraggiamento e di eccitazione. 

E la chiave del successo non si misura nel numero di sedie che riesci a riempire (sebbene i numeri contino, poiché i numeri rappresentano persone salvate), ma nell'adempiere al meglio ciò che Dio ti ha comandato di fare, ricordando che non sei un superuomo, ma un uomo comune (se ti bucano, sanguini anche tu), con i tuoi limiti, le tue manie, le tue fragilità, ma anche i tuoi doni e talenti, i punti di forza e le capacità dovute all'esperienza.

Fintanto che darai il meglio di te, non per apparire, ma per servire, sarai al sicuro, nonostante la fatica, lo scoraggiamento e i dubbi (che sono la fonte su cui costruire certezze future).

E scoprirai che il bouquet del vino che produce la vigna dove stai lavorando ha sempre, immancabilmente, sia nelle annate di abbondanza che in quelle di carestia, il sapore superbo e perfetto di Colui che ti ha chiamato a servire.

"Abbiate cura del gregge che Dio vi ha affidato; sorvegliatelo di buona voglia, non per obbligo né per interesse, ma perché desiderate con tutto il cuore fare ciò che il Signore desidera.  Allora, quando apparirà Cristo, il capo di tutti i pastori, riceverete una gloriosa ricompensa che durerà per sempre." (1 Pietro 5:2-4 PV)
Marco

martedì 1 gennaio 2013

Il mio "proposito unico" per il 2013: essere luce nel mondo per Cristo


Come sara' il mio 2013? Sara' migliore, oppure peggiore del 2012? So già che sarà impossibile che sia uguale...ma con quale attitudine mi devo avvicinare a questi prossimi 365 giorni della mia vita?

All'inizio di ogni anni, si fanno sempre buoni propositi: smetterò di fare questo, comincerò a fare quello, farò meno di questo e più di quello. E, alla prova dei fatti del 31 dicembre le statistiche recitano che gran parte dei buoni propositi sono stati diluiti nel mare della vita dei 364 giorni precedenti.

I propositi che facciamo sono tutti assolutamente rivolti in positivo per noi, per quelli che ci stanno a fianco e per quelli che incontriamo quotidianamente. Essi partono da un nostro desiderio innato di miglioraci, di avanzare nelle cose buone, di promuovere non solo noi stessi ma anche valori positivi nel mondo dove passeremo quei 365 giorni affinché sia migliore e noi ne possiamo goderne in modo migliore.

Perché, dunque, è così difficile se non impossibile di tenere fede a qualcosa di assolutamente buono e positivo per noi e per gli altri?

Il problema sta nel fatto che, per poter cambiare il nostro modo di agire, la prima cosa che dobbiamo fare e' cominciare a cambiare noi stessi. Gesù ce lo ha detto chiaramente:

« Nessuno taglia un pezzo di stoffa da un vestito nuovo per rattoppare un vestito vecchio. Non solo sarebbe rovinato l’indumento nuovo, ma anche il vecchio sarebbe più brutto con una toppa nuova!  Così pure, nessuno mette del vino nuovo in otri vecchi, perché il vino nuovo li fa scoppiare, e così si rovinerebbero gli otri ed anche il vino andrebbe perso.  Il vino nuovo deve essere messo in otri nuovi.  E nessuno, dopo aver bevuto del vino d’annata, ne vuol bere del nuovo. Infatti si suol dire: “Quello vecchio è migliore” ». (Luca 5:36-39 PV)

Il fatto sta che, immancabilmente ogni anno, che siamo credenti o meno, facciamo l'operazione di versare vino nuovo all'interno di otri mal messi; ed immancabilmente ogni anno, il vino nuovo si perde lunga la via dei nostri 365 giorni ed arriviamo al 31 dicembre con poco o nulla del vino con cui siamo partiti.

Tuttavia, un modo ESISTE per far si che il possiamo sia rinnovare noi stessi per conservare il vino nuovo che verseremo, sia mantenerlo fino alla fine del nostro anno; quello che ti propongo e' il mio personale "proposito unico" per questo anno che inizia, ma che comprende tutti i propositi buoni che vorrei fare verso me e verso gli altri in questo 2013: essere luce nel mondo per Cristo.

"Come non si nasconde una lampada accesa, così non nascondete la vostra luce! Lasciate che risplenda per tutti, affinché tutti vedano le vostre buone opere e possano lodare vostro Padre che è nei cieli." (Matteo 5:15-16 PV)

Se riuscirò, ogni giorno, a ricordarmi che sono su questa terra non già per trascorrere i miei anni semplicemente vivendo ma per essere testimone vivente di Cristo che e' vivente e opera nel mondo e nelle vite delle persone, allora sarò anche capace di rinnovare me stesso su base quotidiana, di aggiustare passo passo il mio comportamento e le mie attitudini in modo di poter diffondere una luce brillante, pura e calda di fronte agli altri. E, nel fare questo, so che non sarò mai solo, poiché Gesù stesso me lo ha promesso:

"Se mi amate, mi ubbidirete ed io pregherò il Padre che vi dia un Consolatore, che non vi abbandoni mai più.  Parlo dello Spirito Santo, lo Spirito della verità. Il mondo non può riceverlo, perché non lo vede e non lo conosce. Voi sì, perché vive con voi, e un giorno sarà in voi.  No, non vi abbandonerò, né vi lascerò orfani. Tornerò da voi." (Giovanni 14:15-18 PV)

Ed io di Gesù mi fido.

Ma, come affermo sempre, la teoria senza applicazione non porta alcun frutto; per cui voglio mostrarti il primo campo di applicazione del mio "proposito unico" per il 2013.

Viviamo in un tempo di recessione e di incertezza economica, politica, di valori e di sicurezza. Durante tutto il 2012 mi sono "largamente affaticato", sia sui social media che a livello personale a dimostrami arrabbiato ed insofferente verso tutta la situazione globale in Italia. Quale e' stato l'effetto sulle persone che ho intorno? Hanno visto "una luce migliore"? Sono state in qualche modo "edificate" dai miei rigurgiti di odio verso una situazione dove io e qualche altro milione di persone si trova "stretto"? Ho "riscaldato" quache cuore, oppure l''ho raffreddato?

Le domande sono, ovviamente, retoriche, e le risposte sono tutte un bel "no" secco. Ma se avessi adottato il mio "proposito unico" già all'inizio del 2012, forse avrei illuminato e scaldato qualcuno che ne aveva bisogno, invece di acuire la sua rabbia. E' per questo che, in accordo al mio "proposito unico" mi adopererò nel 2013 per sottolineare il bene che vedo nel mondo, non il male che soffro.

Ma questa è una applicazione che vale per me, perché sento questo peso che lo Spirito mi ha suggerito. Tu dovrai chiedere a te stesso, lasciandoti aiutare dal medesimo Spirito, in cosa potrai essere testimone della luce di Cristo.

Come vedi dalla foto, io ho firmato il mio proposito col mio nome; sei pronto a fare altrettanto, per essere luce di Cristo nel 2013?

L'augurio migliore che possa farti e' di accettare la sfida del "proposito unico". E sappi che non sarai solo in questo, ma se tu lo accetti lo Spirito Santo lotterà assieme a te affinché tu mantenga fede al tuo proposito!

Buon 2013!

Marco
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